affettività e sessualità

Come parlare di affettività e sessualità ai figli? Eccovi alcuni consigli su come affrontare il tema con i figli più piccoli.

*****

Educare l’affettività dei figli è una necessità imprescindibile che non può più essere rimandata o delegata ad altri da parte dei genitori: come ricorderete, ne abbiamo parlato nell’articolo precedente, spiegando come si tratti di una delle dimensioni più urgenti dell’educazione in famiglia, in un mondo nel quale è in atto ormai da diversi anni una sessualizzazione globale che non risparmia neanche i più piccoli. Ci siamo lasciati chiedendoci come fare, concretamente, ad affrontare l’argomento, quando parlarne, quali parole utilizzare.

Partiamo subito da un presupposto: la risposta a queste domande non esiste! O meglio, non può esistere una risposta univoca, perché dipende dall’età, dalla maturità, dalla sensibilità, dal carattere di ciascun figlio. Non è la stessa cosa rispondere alla domanda “Come sono entrato nella pancia della mamma?” se a farla è un bambino di 6 anni oppure un “quasi” preadolescente di 11, che oltretutto farà una domanda del genere con sempre meno probabilità, dato che potrà avere le risposte da internet, direttamente o tramite compagni e amici.

Quando incontro i genitori non mi stanco quindi di ripetere che ciò che è conta è in primo luogo comprendere la cornice di senso ed i criteri generali del nostro intervento educativo; sarà la creatività dell’amore, poi, a trasformare i criteri in ricette concrete, che proprio perché devono essere concrete vanno contestualizzate e adattate a ciascun figlio.

Quali sono allora questi criteri generali? Vediamone alcuni, validi per chi ha a che fare con figli non ancora adolescenti. Nel prossimo articolo ci dedicheremo ai figli più grandi.

La prima idea, che sembra banale ma che molto spesso viene ignorata per troppo tempo, è che l’educazione dei figli inizia nel momento stesso in cui essi vengono al mondo, anzi nove mesi prima, cioè quando vengono concepiti. Educare è sostanzialmente comunicare e noi lo facciamo con nostro figlio sin da subito, attraverso il linguaggio non verbale e paraverbale manifestato dal nostro corpo nella relazione che intratteniamo con lui e con il nostro partner. Di fronte ad un genitore che si lamenta del figlio adolescente che smette di comunicare con lui – in realtà continua a farlo, cambiando solo la modalità – la prima cosa che spesso gli dico è: “Come è andata sinora la comunicazione con tuo figlio? Quanto hai saputo ascoltarlo? Quanto tempo e spazio gli hai dedicato per giocare con lui, per conoscerlo, per comprenderlo?”

Se la comunicazione ha funzionato negli anni dell’infanzia, non è difficile che, anche durante l’adolescenza, la relazione con i genitori continui ad essere fondata sulla fiducia e sulla stima, come dimostrano queste parole che mi hanno scritto tempo fa alcuni tredicenni: “Mio padre sì che è un vero amico, perché so che non mi lascerà mai, mi starà sempre accanto nella vita, mi supporterà sempre”. Un’altra frase molto bella è: “Mio padre mi corregge se faccio degli sbagli e mi insegna a comportarmi da persona adulta”. E ancora: “Mia madre mi sostiene in tutto, mi dà degli ottimi consigli e mi aiuta quando sono triste e non ho voglia di fare niente. Anche se ha i suoi problemi li mette da parte per dedicarsi a me.”

Sempre come criterio generale, non possiamo non rispondere alle domande che i bambini ci fanno sulla sessualità o, peggio, dare risposte nervose, irritate, imbarazzate. Trasmetteremmo loro l’idea che essa è qualcosa di negativo, di cui non bisogna chiedere ai genitori e poiché la curiosità rimarrebbe, li incoraggeremmo involontariamente a rivolgersi altrove per avere le risposte che cercano.

Bisogna rispondere sempre, avendo presenti tre punti di riferimento: innanzitutto saper dare bene le informazioni, che significa usare un linguaggio adatto all’età e limitarsi alla domanda che ci è stata posta senza essere troppo espliciti e diretti nell’aggiungere dettagli non richiesti. In secondo luogo non possiamo perdere mai di vista che più che dare informazioni si tratta di educare, cioè mostrare l’amore prima che spiegarlo. Ricordiamoci che per loro noi siamo i modelli principali da imitare. Per questo dovremmo aiutarli a consolidare le motivazioni per cui vale la pena puntare ad un obiettivo alto, per quanto esso possa essere difficile da raggiungere. E infine mantenere sempre un approccio positivo, costruttivo, sereno su questo tema.

Un’attenzione particolare merita il rapporto con i social network ed i cellulari, che fino ad una certa età andrebbero evitati perché hanno un’enorme influenza sulla formazione dell’identità, sull’intimità, sull’affettività e sulla percezione della realtà stessa da parte dei bambini. Poi c’è il problema dei contenuti: attraverso uno smartphone oggi è possibile accedere molto facilmente a materiale pornografico e violento, che tanto può influenzare in negativo lo sviluppo dell’affettività dei nostri figli.

Ovviamente dobbiamo essere consapevoli che arriverà un momento in cui non potremo più evitare che abbiano il cellulare e allora si tratterà essenzialmente di affiancare e accompagnare i bambini nell’uso progressivo di questo strumento. Non si può consegnare uno smartphone ad un bambino e stare tranquilli perché “tanto lo userà bene, è buono, è bravo e l’importante è che io possa rimanere in contatto con lui quando è a scuola o con gli amici”.

Rimango sempre più perplesso quando sento dire che i social sono “neutri” e ciò che li rende positivi o negativi è soprattutto l’uso che di essi si fa; come si fa a dimenticare le parole di uno dei più famosi sociologi della comunicazione che cinquant’anni fa, quando ancora non esisteva internet, dichiarava che “il medium è il messaggio” e cioè che il contenuto del messaggio è sempre condizionato dalla struttura costitutiva del mezzo che lo trasmette? Si tratta di un argomento estremamente delicato e importante  dal punto di vista educativo e spero di poterne parlarne più a fondo in uno dei prossimi articoli.

Un’ultima riflessione mi sembra utilissima per i genitori stessi: educare l’affettività dei figli, affrontare con loro il tema della sessualità, non è soltanto una necessità imprescindibile ma è anche una grande opportunità da valorizzare. Ci pensiamo a quanto doverne parlare con i figli ci permette di riscoprire personalmente il valore della sessualità? A quanto può essere un’occasione per rigenerare la relazione di coppia, che non può trascurare una dimensione importante come quella sessuale che, ahimè, a volte viene messa un po’ in secondo piano per dedicarsi alla relazione con i figli da educare? La testimonianza di un vero amore, vissuto dai genitori in una sessualità che integra tutte le dimensioni – biologica, psichica, affettiva, relazionale e spirituale – è il modo migliore per mostrare ai figli quello che è la sessualità umana. Ciò vale a maggior ragione quando essi diventano adolescenti. Ma di questo parleremo nel prossimo articolo.

Articolo pubblicato sul numero di marzo 2018 della rivista “Missione Maria

Ti è piaciuto l'articolo?

Dai un voto a questo articolo

Media dei voti 5 / 5. Totale voti: 2

Questo articolo non è stato ancora votato. Puoi essere il primo a farlo

Mi dispiace che l'articolo ti sia piaciuto poco

Scrivi per favore cosa non ti è piaciuto, mi daresti un feedback utile