Medico, insegnante, business manager, avvocato: sono, nell’ordine, le prime quattro professioni sognate dalle ragazze secondo l’ultima ricerca dell’OCSE, che ha coinvolto circa mezzo milione di giovani quindicenni in 79 Paesi. Anche se probabilmente non c’era bisogno di una ricerca per accorgersi di come le ragazze del terzo millennio abbiano aspirazioni diverse dalle loro coetanee di qualche decennio fa.

Tempo fa una ragazza mi raccontava di aver trovato in soffitta il libro di educazione tecnica delle scuole medie usato da sua madre e di essere rimasta stupita dal fatto che era tutto fuorché l’educazione tecnica che aveva studiato lei. Si intitolava “Il mio domani“ed era praticamente un manuale della brava casalinga: come usare i nuovi elettrodomestici (aspirapolvere, lucidatrice), come stirare bene, come togliere le macchie, ecc…

Eh sì, le aspirazioni delle ragazze sono cambiate profondamente; esse vogliono realizzarsi negli studi compiuti liberamente anche lontano da casa, hanno maggiori aspirazioni in ambito lavorativo, guardano prima al lavoro e poi alla famiglia. “Meglio o peggio?”, verrebbe da chiedersi. Probabilmente nessuno dei due. Semplicemente vivono in un mondo che è cambiato e che quindi richiede nuovi modelli di riferimento per continuare a realizzare la propria femminilità.

Già perchè il punto centrale di questa riflessione mi sembra questo: come può una ragazza soddisfare le sue legittime aspirazioni personali e professionali senza perdere di vista la sua specificità di genere? Come può realizzarsi come donna senza smettere di essere donna?

Se è vero che sono cambiate le aspirazioni di studio e di lavoro di una ragazza, è altrettanto vero che è rimasto invariato il forte desiderio di rendere grande la propria vita. Le ragazze, come pure i ragazzi, non smettono mai di sognare, nonostante non manchino ostacoli e difficoltà nella loro vita. Insomma, non basta il Covid e neanche il pessimismo di molti adulti a spegnere una caratteristica che ha sempre segnato l’età giovanile: quella di sognare un mondo migliore.
I sogni, però, devono fondarsi sulla realtà concreta perché possano trasformarsi in progetti. Sognare vuol dire avere la testa nel cielo ma i piedi saldamente ancorati al terreno. Se non è così essi rimangono solo e sempre dei sogni, che aprono inevitabilmente la strada alla delusione.

E qui tocchiamo un tasto dolente. Vero è che i ragazzi e le ragazze sanno fantasticare sulla propria vita; non è raro, però, che questa capacità di sognare si spenga dopo le prime delusioni. Oggi, infatti, diventa sempre più frequente trovare ragazze che già a vent’anni non credono più che la vita possa renderle felici. Come mai? Esse hanno più opportunità, maggiore libertà, più facilità negli spostamenti e nell’ottenere ciò che vogliono, eppure non basta a evitare la disillusione che sembra essere sempre più diffusa. Questa contraddizione mi sembra un’altra grande differenza tra le adolescenti di oggi e quelle di qualche anno fa.

Che dire poi della “intraprendenza” che molte ragazze mostrano nelle relazioni affettive? Chi può negare che fino a pochi anni fa l’iniziativa in questo campo era una prerogativa dell’uomo, mentre oggi sembra quasi che i ruoli si siano invertiti? Per di più si assiste in misura crescente ad una vera e propria mascolinizzazione delle ragazze: molte di esse sono diventate più maschili nel modo di vestire, nei modi fare e anche nel linguaggio. Mi chiedo se e quanto questo fenomeno, tipicamente attuale, possa condizionarle negativamente nel realizzare al meglio il femminile che c’è in loro.

Ma c’è un altro elemento che ci può aiutare in questa riflessione. Le ricerche parlano di un forte aumento del consumo di psicofarmaci in Italia e mostrano che le donne ne fanno uso maggiormente rispetto agli uomini. Nella fascia 15-34 anni la percentuale di consumo è più bassa rispetto alla media nazionale ma proprio gli psicofarmaci risultano essere la sostanza più diffusa dopo la cannabis e le NPS (nuove sostanze psicoattive). Difficile dire con certezza i motivi per cui le donne facciano un uso maggiore di psicofarmaci, ma quello che sembra certo è che oggi le ragazze sono più fragili ed esposte a stress e traumi che fino a qualche anno fa erano molto ridotti, se non del tutto inesistenti: la comprensibile ma a volte logorante voglia di parità con il sesso maschile, l’aver preso in mano l’iniziativa in ambito relazionale e sessuale (anche per una concomitante debolezza maschile in questo senso), la voglia di crescere troppo in fretta. Tutto questo rischia di metterle eccessivamente sotto pressione, spingendole a volte a voler assomigliare ai maschi piuttosto che a far valere i loro sacrosanti diritti senza perdere la loro femminilità.

Un’altra fonte di stress non indifferente è l’anticipo del periodo in cui avvengono le prime mestruazioni (cinquant’anni fa era intorno ai 13-14 anni, oggi siamo scesi a 10-11 anni), che molte volte non corrisponde ad una contestuale maturazione psicologica. Le ragazze si sentono presto grandi ma in realtà sono più piccole di quanto sembrano. Ed in questo non vengono neanche supportate dai loro coetanei maschi, che sono decisamente più immaturi di esse e che fanno una grande fatica ad assumersi le proprie responsabilità.
Ricordo ancora una diciassettenne che sosteneva come non ci fosse nulla di male nell’avere una “storia” anche con un quarantenne. Scriveva: oggi la società è senza modelli e senza valori, quindi perché non innamorarsi di un uomo di 40 anni che è molto maturo rispetto ad un ragazzo di 17 anni che si fa manovrare da una falsa società?

Mi rendo conto che non è facile fermarsi a queste poche considerazioni nel trattare un tema che meriterebbe ben altro approfondimento.  Ma proviamo lo stesso a trarre una conclusione.
E’ fuori discussione che le adolescenti del terzo millennio sembrano avere maggiori potenzialità rispetto alle coetanee di qualche decennio fa. E questo è indubbiamente un elemento positivo.
Eppure per essere pienamente donna, per realizzarsi, non basta avere più chances. Non è questo l’essenziale.
Agli educatori, ma soprattutto alle educatrici – penso soprattutto alle mamme – tocca il grande compito di aiutare ogni ragazza a custodire come un gran tesoro la propria femminilità.

Perchè una donna realizzata professionalmente e umanamente, se rimane quella che è, è un tesoro.
E non solo per chi si relaziona con lei.
Lo è innanzitutto per se stessa.

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