Caro Saverio,
approfitto di questo gradito ed inaspettato ambito di confronto per chiederti un aiuto. Dall’emergenza covid mi sono di fatto occupato a tempo pressocchè pieno dei compiti di mio figlio (I media) di dieci anni.
Ha un’ansia di finire presto e male. Non ha piacere di studiare ed è una lotta continua.

Io sto trascurando molto il mio lavoro e non potrò farlo per molto. Vorrei che scattasse in lui la molla di volere apprendere. In questo momento, per lo più, subisce lo studio tranne qualche rara volta in cui ci prende gusto..
Non ti nascondo che a volte perdo la pazienza, a volte no ma credo di dovere imporre un ordine. Un fattore di disturbo sono giochi telefonici e telefono che cerchiamo di diradare tra mille proteste.

Mia moglie ritiene che solo in modo molto severo si può ottenere qualcosa, ma questo ho paura che moltiplichi l’ansia di nostro figlio.
Grazie e a presto.

Salvatore

*****

 

Caro Salvatore, mi ha fatto sorridere l’oggetto della tua mail, col punto esclamativo che probabilmente simboleggia tutta l’ansia che, di fronte ai compiti dei figli ai tempi del coronavirus, ha preso migliaia di genitori in tutta Italia. Genitori  alle prese non solo con la gestione straordinaria di una modalità di convivenza inedita ma anche con le richieste di una scuola che, nella sua nuova veste “digitale”, è diventata forse più invasiva e presente di quanto non fosse fino a qualche mese fa.

Già, l’ansia. Se facciamo fatica a gestirla noi, come meravigliarci che la manifestino anche i poveri ragazzi alle prese con i compiti? In questo periodo, poi, difenderci dall’ansia è quasi impossibile. La interiorizziamo senza neanche rendercene conto attraverso ciò che ascoltiamo, le paure – nostre e altrui – sul presente e sul futuro, le preoccupazioni per un nuovo modo di vivere che nessuno poteva immaginare fino a soltanto tre mesi fa e soprattutto che nessuno sa quanto durerà ancora…

Se noi tiriamo fuori l’ansia che interiorizziamo in questo modo, i nostri figli mostrano l’ansia che interiorizzano guardando noi. E’ inevitabile. Questo per dirti di non preoccuparti più di tanto se tuo figlio deve fare i conti con l’ansia di finire presto e male i suoi compiti. Se già può essere difficile farlo in tempo di pace, figuriamoci in tempo di guerra. Prova a dare meno importanza alla sua ansia.

E non preoccuparti se perdi la pazienza. Non saresti umano se ciò non accadesse e tu rimanessi impassibile. Quando commetto errori e sperimento dei fallimenti, ricordo a me stesso che ciò che ci rende persone mature non è il non sbagliare, ma comprendere l’errore commesso, sapercelo mettere alle spalle e saper ripartire. E questo non solo nel campo dell’educazione.

Ma andiamo a quello che mi chiedi alla fine della tua mail.

Mi scrivi che un problema sono i giochi sul cellulare e il cellulare stesso. Senz’altro fate bene a dare regole chiare sull’uso del cellulare, regole che in questi giorni “strani” vanno sì ribadite con forza e chiarezza ma che probabilmente devono anche essere ridefinite con la flessibilità di chi aggiusta il tiro costantemente in base alla situazione del momento. Per questo non credo molto nell’efficacia della severità, che rischia di farvi portare avanti un tiro alla fune che finirebbe per stancare voi e lui.

Forse potrebbe essere più efficace metterla sul piano del gioco, della sfida, del mettersi alla prova. Del “vincere la partita di oggi”. Ricordi il gioco del carro armato de La vita è bella? Ecco, una cosa simile. Non ti dico di prendere in giro tuo figlio, ma di provare a insistere su una dimensione – quella del gioco – che da sempre è un canale privilegiato per l’apprendimento dei bambini. E non solo per loro… Forse anche noi dovremmo tornare a scoprire l’efficacia di questo strumento.

Il gioco permette di avvicinarsi al problema in maniera più accessibile. Sviluppa la creatività, quella di chi gioca e quella di chi decide le regole. Allena al rispetto delle regole, e non solo quelle del gioco stesso. Infine il gioco permette di sdrammatizzare, cosa che molte volte si rivela una strategia utile a farci gestire meglio l’ansia di cui parlavo prima.

Un caro saluto.

Saverio

Ti è piaciuto l'articolo?

Dai un voto a questo articolo

Media dei voti 4.4 / 5. Totale voti: 8

Questo articolo non è stato ancora votato. Puoi essere il primo a farlo

Mi dispiace che l'articolo ti sia piaciuto poco

Scrivi per favore cosa non ti è piaciuto, mi daresti un feedback utile