Salve, trovo finalmente il coraggio di scrivere perché davvero non so come affrontare la situazione che mi si è presentata con mio figlio diciassettenne. Sono vedova e se è già molto difficile fare il genitore in modo equilibrato in una famiglia con due genitori, nella mia situazione lo è ancor di più.

Arrivo al dunque …. mio figlio è un ragazzo molto introverso e passa tutto il suo tempo in camera sua , non esce praticamente mai con i compagni di scuola e oltre l’ambiente scolastico non ha altre amicizie, in casa è sempre molto sfuggente e qualsiasi cosa gli chieda risponde solo con un sì, un no, oppure con un “nulla”!

Cerco di stimolarlo a fare altro fuori di casa , oltretutto da quando non c’è più suo padre ha cominciato a non venire più a Messa pur frequentando una scuola cattolica.

Magari starò facendo il quadro di molti adolescenti di oggi ma la mia paura nasce dal fatto che pulendo la sua camera ho trovato dei fogli con degli strani disegni e cercando dopo su internet ho scoperto essere dei simboli satanici

Ho molta paura e non so come affrontare la cosa, se da sola cercando di parlargli o chiedendo aiuto al nostro parroco o …. non so. Mi dia un consiglio per favore, non ho idea di come aiutarlo.

Grazie da una mamma preoccupata.

Valentina

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Cara Valentina, innanzitutto voglio trasmetterti tutta la mia vicinanza in una situazione che, immagino, possa essere molto pesante dal punto di vista educativo e ancor di più dal punto di vista affettivo. Se infatti ogni genitore che ha un figlio adolescente sperimenta l’angoscia tipica di chi vede la libertà che prende forma nella vita del figlio (e con essa anche le scelte sbagliate che il figlio fa), è comprensibile che tu soffra molto di più. E non solo per l’assenza di tuo marito, che ti lascia da sola nel compito educativo, ma anche per quello che hai scoperto sistemando la camera di tuo figlio.

Inizio proprio da quest’ultima situazione, che non è detto che debba essere interpretata in maniera per forza preoccupante. Mi spiego meglio. L’adolescenza è l’età della trasgressione, necessaria perchè i ragazzi imparino a mettersi alla prova. Ma spesso essi trasgrediscono anche per sfidare le regole che vengono date loro e che molte volte vengono viste come “imposte” dagli adulti.

Per di più, spesso la trasgressione è un modo attraverso il quale i figli mettono alla prova l’amore dei genitori. E’ come se un figlio dicesse: “vediamo fino a che punto posso tirare la corda per vedere quanto i miei genitori sono disposti ad accorgersi di me; vediamo quanto è vero che dicono di amarmi e fin dove sono disposti ad arrivare”. Spesso i ragazzi non sono pienamente consapevoli di questo ragionamento, nel senso che non lo fanno in maniera così esplicita e razionale. Non se ne rendono conto ma di fatto agiscono con questa intenzione.

Ora, io non conosco la situazione di tuo figlio ma leggo che ha perso il papà qualche tempo fa e questo potrebbe aver acuito le tipiche dinamiche adolescenziali, proprio a causa del vuoto affettivo che la morte di suo padre ha provocato. La mia è solo un’ipotesi, ma tienila in considerazione per provare ad attenuare un po’ l’ansia e la preoccupazione per i comportamenti di tuo figlio.

Mi permetto di aggiungere un’altra considerazione a proposito dei simboli satanici che dici di aver trovato. Prima di preoccuparti, tieni presente che quello del mistero è un ambito che suscita un fascino particolare negli adolescenti, anche – ma non solo – per il gusto della trasgressione di cui scrivevo prima. Non a caso quelle realtà che hanno molta presa negli adolescenti – come la musica, il cinema, i racconti – fanno spesso riferimento a simboli esoterici e misteriosi, senza che per questo trasmettano effettivamente contenuti satanici o inducano i ragazzi a entrare nel mondo del satanismo.

Con ciò non voglio sminuire la tua preoccupazione ma solo aiutarti a non correre troppo in avanti. Tieni d’occhio la situazione, senza farti prendere dal panico e vedi se, come è probabile che avvenga, l’interesse di tuo figlio per queste realtà rientra nei canoni tipici di questa età e quindi è destinato a ridursi gradualmente fino a scomparire del tutto con il passare dell’età.

Mi sembra importante, invece, che tu lo aiuti a uscire dal suo isolamento fisico e comunicativo. Anche in questo caso la mancanza del padre potrebbe essere un limite ma ci sono molti casi in cui non è così, perchè i ragazzi sviluppano sentimenti di stima e fiducia nei confronti di altri adulti dello stesso sesso che possono diventare significativi e importanti per la loro vita.

Tu citavi, ad esempio, il parroco, che non solo potrebbe provare a parlare con lui di questi segni strani che hai trovato, ma più in generale potrebbe essere per tuo figlio un punto di riferimento importante. E questo vale anche se ha smesso di andare a Messa. Il rapporto con la fede, infatti, non può e non deve condizionare il rapporto umano tra due persone. Oltretutto il fatto che vada a Messa non mi sembra essere una priorità per un ragazzo che, prima di ritrovare il rapporto con Dio deve essere aiutato a trovare il rapporto con se stesso e con il suo mondo di valori. Altrimenti la relazione con Dio, invece di diventare bella e coinvolgente, rischierà di rimanere confinata in un ambito formalistico e sterile.

Il parroco, quindi, potrebbe essere un valido alleato per il tuo lavoro educativo. A patto che, ovviamente, egli abbia ascendente nei confronti di tuo figlio. In alternativa una figura importante per lui potrebbe essere un docente o un parente o ancora un amico più grande di cui anche tu ti fidi.

Senza dimenticare che, in ogni caso, un genitore in vita tuo figlio ce l’ha ancora, e sei tu. Hai tutto il diritto – e soprattutto il dovere, perchè lui se lo aspetta – di continuare ad alimentare e a far crescere la comunicazione con lui. Una comunicazione che in adolescenza cambia nelle modalità ma non nella sostanza, come puoi leggere in questo articolo sul mio vecchio blog al quale ti rimando per tutta una serie di consigli su come comunicare con un figlio edolescente.

Un caro saluto.

Saverio

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