“Donna non si nasce, lo si diventa”. E’ una delle frasi più celebri con cui si sono condotte e si continuano a condurre le battaglie del femminismo e della parità di genere.
Sono parole che, a prescindere dal senso e dal contesto in cui sono state scritte, ci rivelano una profonda verità: una femmina non diventa donna automaticamente. E, allo stesso modo, un maschio non diventa uomo in maniera prestabilita.
Sarebbe così se non fossimo umani. Se non avessimo una ragione, se non ci interrogassimo sul senso della nostra esistenza e del nostro stare nel mondo.
Tra gli animali non c’è distinzione tra il dato biologico – maschio, femmina – e quello culturale – uomo, donna.
Noi umani, invece, siamo chiamati a dare senso a tutto ciò che facciamo e siamo. Anche al nostro essere sessuati.
Che senso ha il mio essere maschio, il mio essere femmina? Come mi condiziona nel rapporto con gli altri? E che relazione c’è tra la mia identità sessuale e la mia felicità?
Sembrano domande astratte ma sono di una concretezza unica. Oggi più che mai. E dalla risposta che ogni essere umano riesce a darsi dipende il senso della sua identità e della sua vita.
Per questo è necessaria una sana educazione di genere dei nostri figli.
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