Che cosa è l’amore? Alzi la mano chi non si è mai sentito fare o non si è mai posto questa domanda. E soprattutto alzi la mano chi è riuscito a trovare la risposta giusta.

Se sono pochi quelli che appartengono al primo gruppo, voglio augurarmi che siano ancora meno coloro che sono convinti di aver trovato una definizione giusta, piena, completa e soddisfacente dell’amore.
“Che l’amore sia tutto quel che c’è, è tutto ciò che sappiamo dell’amore”, scriveva Emily Dickinson. Ecco, questa mi sembra una bella definizione, che ci dice tutto e niente dell’amore. E non potrebbe essere altrimenti, dato che stiamo parlando di uno dei più grandi misteri della vita.

Di solito pongo questa domanda quando incontro i ragazzi e, sapendo quanto sia difficile trovare una risposta che non sia banale, superficiale, scontata e già sentita mille volte, mi diverto a osservare i loro volti imbarazzati e smarriti. Un giorno però una ragazza mi diede una risposta che ricordo come una delle più belle che ho mai sentito: Per me l’amore è una promessa. La promessa di essere se stessi e di donare all’altro tutto ciò che si possiede. Non male per una ragazza di soli sedici anni. Devo confessare che parole così profonde non è facile trovarle neanche sulla bocca di un adulto.

E allora che cosa è l’amore? E’ un sentimento? Oppure una passione? O entrambe? Forse sì ma l’amore è molto di più. Dell’amore si è detto e si è scritto di tutto e soprattutto lo si è fatto in quantità incredibile. Il web è pieno di pagine e pagine che riportano riflessioni e aforismi sull’amore. Alcuni belli, altri bellissimi. Tanti, troppi, banali. Ma probabilmente nessun aforisma e nessuna definizione riescono ad esaurire la ricchezza di questa realtà.

E allora proviamo a seguire un’altra strada e chiediamoci ciò che amore non è. Forse ricorderete le parole con cui iniziava un film italiano che alcuni anni fa ebbe un buon successo tanto da essere seguito da altri due sequel: “Non sei più tu che comandi… Quando sei innamorato… Quando il tuo cuore batte forte per un’altra persona… non sei più tu che comandi… è lui! Certe persone quando sono innamorate si trovano in difficoltà e hanno bisogno di aiuto. L’uomo non sa perchè si innamora, l’uomo viene travolto e basta.

Sono parole delle quali tutti noi probabilmente abbiamo fatto esperienza almeno una volta nella vita. Non è vero che è difficile dare spazio alla ragione ed alla volontà quando il cuore si è acceso per una persona? Ma è questo l’amore? Forse sarebbe più corretto dare a questa esperienza, molto frequente all’inizio di una storia, un nome diverso. Forse sarebbe meglio parlare di innamoramento.
Non è così scontato cogliere la differenza che c’è tra l’innamoramento e l’amore; tra il fascino dell’innamoramento e la solidità dell’amore. E se non se ne conosce bene la differenza diventa impossibile comprendere che in una relazione di coppia servono entrambi.

Spesso si pensa che la differenza principale sia cronologica: l’innamoramento precede l’amore. Intanto non è vero che l’innamoramento sia sempre l’inizio di una storia. Prima di innamorarsi, a volte si sperimenta un’altra fase, molto breve, per la verità: il momento in cui ci infatuiamo di una persona, ci prendiamo una cotta per qualcuno.
In questo caso però non ha senso parlare di amore, perchè nella cotta manca del tutto la conoscenza dell’altro, dei suoi interessi, dei suoi gusti, del suo modo di essere, dei suoi progetti, della sua visione della vita. Probabilmente con la cotta non si ama una persona, ma l’idea che ci siamo fatti di lei; non si ama qualcuno, ma “qualcosa”. Nella cotta ci sentiamo attratti da un insieme di qualità piuttosto che da una persona concreta con i suoi pregi e soprattutto i suoi limiti.

La tappa successiva alla cotta – ma spesso è solo la prima tappa – è l’innamoramento. Un’esperienza che, lo sappiamo bene, condiziona fortemente l’umore e la vita di una persona, facendole vedere tutto con uno sguardo più positivo (e spesso emotivamente instabile…).
Ma l’innamoramento non è ancora l’amore. Quando ci innamoriamo abbiamo una visione parziale della persona. A differenza della cotta, quando siamo innamorati conosciamo realmente il nostro partner ma i lati positivi vengono ingigantiti e quelli negativi trascurati: tutto sembra magico e perfetto. E questo accade sia al ragazzo alle prese con le sue prime esperienze affettive, sia all’uomo maturo che comincia una nuova storia dopo essersi messo alle spalle una relazione fallimentare. Ma la differenza più grande che c’è tra innamoramento e amore sta nel grado di libertà che caratterizza queste due esperienze. Anzi, che caratterizza l’amore, perchè nell’innamoramento di libertà ce n’è davvero poca. Chi può dire di essersi innamorato per una scelta specifica? Che cosa potremmo rispondere a qualcuno che ci chiedesse per quale motivo ci siamo innamorati? Probabilmente risponderemmo che non lo sappiamo; è accaduto. Non decidiamo di chi innamorarci: ci si innamora e basta.

Per di più, l’innamoramento prima o poi va incontro ad un calo fisiologico. Ed è proprio quello il momento in cui  può svilupparsi l’amore. Ma come fare a costruire l’amore senza perdere la magia dell’innamoramento? Sviluppare l’amore con la consapevolezza che è tutta un’altra cosa rispetto all’innamoramento è un passaggio centrale perché la relazione possa maturare e diventare solida; e la chiave di volta è la messa in gioco della nostra libertà. L’innamoramento accade, si diceva prima; l’amore invece si sceglie, giorno per giorno. Con lo scorrere del tempo e la progressiva conoscenza della persona di cui ci siamo innamorati, è inevitabile che accanto alle luci emergano anche le sue ombre. E la stessa scoperta la fa lei nei nostri confronti, man mano che impara a conoscerci meglio. È allora questo il momento in cui la relazione ci impone un passaggio di maturità che ci chiede di mettere in gioco appunto la nostra libertà: la libertà di accettare l’altro fino ad amarlo per quello che è realmente e quindi anche con i suoi difetti e i suoi limiti. Se non si fa questo importante passaggio, rimarremo ancorati ad un’idea troppo astratta e idealistica dell’amore. Un’idea che, probabilmente, esiste soltanto nelle favole.
Non è infrequente allora che la storia presto o tardi finisca, e anche in modo improvviso e doloroso, come se ci si svegliasse di colpo da un sogno, accorgendosi che la realtà è profondamente diversa da quella che avevamo immaginato. Ma probabilmente la realtà non è mai cambiata, siamo noi che l’abbiamo edulcorata, preferendo rimanere ancorati alla fase magica dell’innamoramento.

A questo punto si potrebbe quindi pensare che la dimensione più importante di una relazione sia solo la seconda, quella matura dell’amore. Questo errore, oltre a denotare una visione semplicistica dell’amore stesso, che non finisce mai di evolvere e quindi non sarà mai soggetto ad una fase “definitiva e matura”, ci farebbe ignorare l’importanza dell’innamoramento che in realtà non è vero che finisce quando lascia il posto all’amore. Innamorarsi è una necessità costante della relazione di coppia, e una relazione non può andare avanti se non c’è un impegno continuo a ricercare quei dettagli tipici dell’innamoramento che non possono e non devono mai sparire nel rapporto tra due persone. Avranno sicuramente meno peso specifico rispetto all’amore che tiene in piedi la relazione. Ma danno all’amore quella linfa che gli permette di stare in piedi con più facilità.

Assaporare le delizie dei gesti tipici degli innamorati, sapendo di poter contare sulla sicurezza che ci dà l’amore, è il modo più bello di far crescere una relazione di coppia. Per amarsi non basta l’amore. Ci vogliono i riti, direbbe la volpe del Piccolo principe.
Per amarsi non basta amarsi. Bisogna tornare a innamorarsi, in maniera nuova rispetto alla prima volta. In maniera diversa, più bella, più consapevole. Così sarà amore per sempre.

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