«Se vogliamo che i figli rimandino il primo rapporto sessuale, dobbiamo dar loro una ragione valida, aiutandoli a comprendere che cosa può essere il sesso».
Così leggevo qualche giorno fa in un libro che sto usando per la mia formazione da sessuologo. E ancora: «Gli adolescenti non hanno ancora potenzialmente perso gli anni migliori della loro vita sessuale, semplicemente perchè non hanno neanche cominciato».

Effettivamente è vero. E’ impossibile comprendere – e assaporare fino in fondo – il senso del rapporto sessuale senza che si sia costruita e sperimentata costantemente quell’intimità che trasforma radicalmente l’esercizio della sessualità, rendendola un’esperienza che dà pienezza alla relazione di coppia. Un’esperienza che, come il vino, diventa più buona col passare del tempo (a patto che il vino, già in partenza, sia buono!).
Tanto da far concludere all’autore del libro – un sessuologo americano di affermata esperienza – che la sessualità raggiunge il suo apice tra i cinquanta e i sessant’anni, ed in persone che hanno una relazione da molti anni.

A noi occidentali, storditi da una visione troppo naturalistica del sesso, questa affermazione può sembrare strana e bizzarra. Eppure, se ci pensiamo bene, non lo è. E se facciamo fatica a comprenderne la profondità, forse dovremmo chiederci in che misura abbiamo ancora chiari nella mente e nel cuore alcuni aspetti che della sessualità costituiscono l’essenza: l’intimità, l’eros, la risonanza emotiva, la fecondità.
Se facciamo fatica a comprendere la profondità di quell’affermazione, forse è perchè, nella mente e nel cuore abbiamo scambiato l’intimità con la genitalità, l’eros con l’erotismo, la risonanza emotiva con l’emozione a tutti costi, e la fecondità con la fertilità.
Forse abbiamo bisogno di riscoprire, nella mente e nel cuore, la bellezza di assaporare un po’ di buon vino. E  soprattutto di avere la pazienza di farlo maturare lentamente: diventerà ancora più buono.

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