Leggere di qualcuno che muore è sempre doloroso. Quando a morire è un bambino, il cuore è ancora più triste, anche se non lo conoscevi. Come il nipote di Sharon Stone, che ieri ha dovuto lasciare Venezia per raggiungere in fretta la famiglia a Los Angeles e piangere la morte del bimbo, che stava male già da alcuni giorni.
Fin qui la notizia di cronaca. Manca un dettaglio, però, un dettaglio importante. Un dettaglio inquietante. Qualche giorno fa l’attrice aveva postato su instagram la foto del bimbo intubato. Guardare quella foto mi ha fatto ancora più male che leggere della sua morte. E non solo perché ritrae un bimbo che, oggi, non c’è più. Quella foto mi ha fatto male perché mostra un essere umano violato nella sua intimità.
Se qualcuno sta pensando che sto esagerando, forse dovrebbe iniziare a preoccuparsi. Perché vuol dire si è abituato. Ma l’abitudine porta lentamente all’indifferenza. E l’indifferenza porta alla morte spirituale, che è peggio della morte fisica. La foto del bimbo intubato è solo la punta di iceberg, si dirà. Ormai non si torna più indietro, si griderà. I social stanno cancellando il nostro senso di umanità, si sentenzierà.
Ecco, la differenza tra un vecchio ed un giovane, tra chi si è rassegnato e chi continua a sperare sta proprio qui: nel non abbassare la guardia, nel continuare a seminare ottimismo, nel continuare a credere che il meglio deve ancora venire.
Non il peggio, ma il meglio, hai letto bene. Dipende anche da te. Anche da come usi i social. Il resto facciamolo fare alla vita, che è più grande di quanto noi possiamo immaginare.
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