“Chiunque salvi una singola vita, è come se avesse salvato il mondo intero”. É una celebre frase del Talmud che ho letto qualche giorno fa. E che mi ha fatto riflettere. Che cosa vuol dire salvare una vita? E quando mai mi capiterà di salvare una vita? Non faccio il medico, né il vigile del fuoco e neanche la guardia del corpo. Difficilmente avrò occasione di salvare una vita. E lo stesso probabilmente puoi dire tu che stai leggendo.
Eppure, se ci pensiamo, abbiamo infinite occasioni di salvare una vita. Lo facciamo tutte le volte che regaliamo a qualcuno una parola di sostegno, o quando dispensiamo un sorriso a chi, davanti a noi, si mostra stanco e afflitto. Salviamo una vita quando ci risparmiamo una lamentela per non appesantire chi abbiamo accanto, o quando facciamo una telefonata gratuita a una persona che non se l’aspetta.
Piccoli gesti che a noi possono sembrare banali ma che agli occhi di chi li riceve possono apparire decisivi.
Ricordo ancora, quando ero bambino, le parole della mia catechista che nello spiegarmi il quinto comandamento disse che molte volte si uccide più con la lingua (o con gli occhi) che con le armi. L’ingenuità infantile mi impedì allora di cogliere in tutta la loro pienezza il senso di quelle parole. Lo capii dopo, quando l’esperienza mi fece toccare con mano i limiti miei e quelli degli altri. E mi fece provare il dolore delle relazioni che, sempre, anche quelle più sane, generano ferite.
Eppure, accanto alle ferite che provochiamo, siamo capaci di offrire il balsamo per curarle. Un balsamo di qualità, in grado di sanare anche le ferite più profonde e apparentemente inguaribili. Il balsamo dell’amore, che tutti noi possediamo, perchè depositari di una enorme capacità di amare.
Tutti.
Anche tu che, forse, non ci credi più.
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