– «Dovresti dirmi più spesso che mi ami»
– «Ma ciò che conta è quello che ti mostro con i fatti»
– «Non è la stessa cosa, sentirselo dire è sempre bello»
– «Sì, ma quello che provo per te lo dicono i fatti, che sono più sinceri».
Forse è vero, i gesti concreti sono più sinceri delle parole, che a volte riescono anche ad ingannare chi ascolta. Ma è davvero questo il motivo per cui facciamo fatica a pronunciare questa frase, tanto breve quanto potente?
Io credo di no. Se diciamo “ti amo” meno di quanto dovremmo non è quasi mai perché preferiamo mostrarlo con i fatti piuttosto che con la voce.

Diciamoci la verità: pronunciare queste parole non è mai facile. A volte è perchè temiamo che dirle troppo spesso ne impoverisca la forza. Altre volte abbiamo paura che possano risultare incoerenti rispetto a come ci comportiamo con la persona che amiamo. Altre volte ancora non le diciamo perchè pensiamo che “tanto lo sa già”. Ma la cosa peggiore è quando non le pronunciamo perchè le riteniamo roba da ragazzi.

Qualunque sia la ragione per non dire “ti amo”, essa non è mai una buona ragione. Perchè se è vero che l’amore si nutre di opere, è ancora più vero che le opere si rafforzano con le parole. Le parole ci impegnano, ci inchiodano alla nostra responsabilità, in questo caso quella di rispondere con i fatti a quanto abbiamo appena pronunciato. Rispondere deriva dal verbo latino spondere, che significa promettere. Dire “ti amo” a qualcuno vuol dire allora promettergli che sarà per sempre nel nostro cuore.
I puristi della lingua penseranno che si tratta di una forzatura etimologica. Ma sono sicuro che per questa volta chiuderanno un occhio.

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