
Saverio, che dire…
Si combatte nel Matrimonio. 22 anni 3 figli e due gravidanze purtroppo interrotte.
Ho sempre creduto nell’amore, anche fin troppo sognato.
Amore rubato a 7 anni, con abusi in famiglia, adolescenza turbata da relazioni finite male.
Lascio la mia regione con tanti sogni, per amore e dopo 2 mesi scopro che mio marito assume forti psicofarmaci da 10 anni, illudendosi di sospendere le medicine “per amore” mi ritrovo un marito bipolare e depresso… Gravi turbe psichiche. È stata dura perchè ho creduto nell’amore fino allo stremo.
Poi le cure e credere di farcela da sola.
Ma l’amore in una coppia, chiede il conto prima o poi e dopo dieci anni è arrivato un altro uomo. (È durata 10 anni). L’amico che ti consola, ti capisce, t’illude che un’altra vita è possibile…
Rinuncio con grande fatica a l’altro uomo per amore della famiglia, dei figli. Il marito si accetta, si accoglie, si perdona, si vuol bene.
Ma ho bisogno io di perdono, per un senso di colpa così grande. Non si può tornare indietro, non ci si può illudere di ri-cominciare e troppe persone soffrirebbero e ho paura di reazioni pericolose. La verità vorrei solo gridarla ma è tardi anche per quello….
Abbiamo fatto 2 anni di terapia e ora la prima figlia (adolescente) è seguita da uno psicologo per insicurezza e ansie generalizzate.
È dura, ma si può davvero ri-cominciare quando sei sola a portare il peso di queste situazioni così dure da sopportare?
Giuseppina
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Giuseppina, che dire…
Mi permetto di usare le stesse parole con cui tu hai iniziato la tua lettera. Davvero, nel leggere tanta sofferenza in ciò che scrivi, la prima cosa che ho pensato è che ci sarebbe ben poco da dirti se non esprimerti la mia comprensione, il mio dolore e la mia vicinanza. Ma dato che mi poni delle domande, provo ad trasmetterti alcune delle riflessioni che ho fatto leggendo (e rileggendo, più di una volta, perchè l’ascolto profondo in questi casi è ancora più prezioso) la tua lettera.
Inizio dalla fine: mi chiedi come “ri-cominciare” e mi ha colpito il trattino che hai messo nella parola, come a sottolineare il desiderio del tuo cuore di volersi mettere alle spalle il vissuto di sofferenza per tornare ad un nuovo inizio che ti faccia vivere un’esistenza finalmente diversa. Ri-cominciare, cominciare una nuova vita. Un po’ come quella che hai vissuto nei dieci anni in cui sei stata con un altro uomo, che ti ha consolato, che ti ha capito. Che ti è stato accanto facendoti sentire quel calore che troppe volte nella vita non è stato in grado di riscaldarti a causa di quegli eventi dolorosi che glielo hanno impedito.
Dieci anni che, riprendo le tue parole, ti hanno illuso che un’altra vita fosse possibile. Ma tu hai scelto un’altra strada. Ovvero, hai scelto di continuare e non di ri-cominciare. Hai scelto di andare avanti, di dare continuità a quella parte della tua vita che reclamava il tuo amore: la famiglia, i figli e tuo marito, che hai avuto la forza di accettare, accogliere, perdonare, voler bene.
Hai scelto di andare avanti, sebbene avresti potuto scegliere diversamente. Non posso e non voglio entrare nel merito della tua scelta. Posso dirti, però, che ciò che forse è mancato nella tua scelta di andare avanti è la parte più importante: far pace con te stessa e con le tue ferite, perdonare te stessa, estirpare dalla tua vita quel senso di colpa che può arrivare a distruggerti lentamente.
Far pace con te stessa significa riuscire a trovare il senso di tante ferite, riuscire a leggerle da una prospettiva diversa, riuscire ad attraversarle per ritrovare quella pace che per tanto tempo ti è mancata. Ma soprattutto comprendere che, se la vita è stata cattiva con te, forse, la colpa non è solo tua. Non conosco le tue ferite, la tua storia, i tuoi dolori. Ma posso assicurarti che, quasi sempre, la gran parte dei nostri sensi di colpa sono ingigantiti da noi stessi e dalle nostre paure.
Non pensare che alla base dei tuoi mali ci sia stata sempre e solo tu. Neanche nei dieci anni in cui la vita ti ha fatto respirare un’aria diversa e che, forse, guardi con il cuore distrutto dal senso di colpa.
Continua a fidarti del tuo terapeuta, che certamente ti starà aiutando in questo lavoro di rappacificazione con la tua storia. Non sei sola. Ci sono ancora i tuoi figli. C’è ancora tuo marito che, da quel poco che scrivi, mi sembra di capire che ti ama comunque nonostante i suoi evidenti limiti. C’è sicuramente qualche amica su cui puoi contare.
E c’è la vita che, vedrai, tornerà ad aprirti prospettive inaspettate.
Un abbraccio.
Saverio
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