Buongiorno Dottore, sto frequentando un ragazzo da un mese. Coetaneo quarantenne come me, carino anche se non lo vedo bellissimo. Quando sono con lui però sento attrazione e chimica.
Il problema è che guardo comunque gli altri più giovani, probabilmente per me l’età è determinante. Sono attratta dal vigore giovanile. Un bell’uomo 40 enne lo vedo sempre un po’ vecchio e non so perché ..
Il fatto è che, nonostante vari fallimenti con uomini che non cercavano di costruire una famiglia come invece io vorrei, invece di concentrarmi su questo ragazzo che è serio e abbiamo le stesse aspettative di vita, il mio istinto desidera anche altri.
In quarant’anni della mia vita non ho mai trovato un uomo così perfetto e che abbia la volontà di amare una persona perché per lui è una scelta che piace fare ogni giorno.
Per questo che ho paura di perderlo per un capriccio. Forse avendo avuto più relazioni non riesco più ad affezionarmi?
O forse le mia priorità sono altre cose, anche se un figlio e una famiglia la vorrei. Al momento la cosa più giusta da fare credo sia non affrettare le cose .
Grazie dell’ascolto.
Stella
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Cara Stella, ho riletto più volte la tua lettera e la sensazione che ogni volta mi rimane è quella della confusione. Mi sento confuso e faccio fatica ad aiutarti a rispondere alla domanda con cui hai intitolato questa lettera: che cosa vuoi dalla tua vita? Ma la confusione principale la vedo soprattutto nelle tue parole: ti piace quest’uomo ma guardi ad altri; vorresti mettere su famiglia ma sei attratta dal vigore giovanile che, molto spesso, mi sento di dirti che va nella direzione opposta, della spensieratezza disimpegnata; sembri soffrire per i fallimenti relazionali che hai avuto in passato ed hai paura di perdere quest’uomo per un capriccio ma al contempo il tuo istinto continua a guardarsi intorno alla ricerca di qualcun altro…
A quarant’anni, giustamente, ti chiedi – e ti chiedo anch’io – che cosa vuoi veramente dalla vita. Per rispondere a questa domanda forse dovresti portene delle altre: chi sono? Che direzione sto dando alla mia vita? E chi voglio avere accanto perché mi accompagni nel realizzare quello che voglio dalla mia vita?
Qualche tempo fa ho chiesto ad una ragazza di rispondere a questa domanda: io per chi sono?
“Io sono per chi mi merita”, mi sono sentito dire senza esitazione. Quella ragazza aveva solo tredici anni ma mostrava una maturità ed una sicurezza forse rare a quella età. Io sono per chi mi merita, per chi è alla mia altezza, per chi è capace di apprezzarmi per quello che sono. Per metterci accanto una persona che sappia apprezzare il nostro valore, però, è fondamentale che noi per primi siamo convinti di avercelo questo valore! Credo che tu debba interrogarti su quest’ultimo punto: quanto sei convinta di valere? Quanto ti apprezzi per quello che sei adesso e non per quello che potresti o dovresti essere ma che, nostalgicamente, forse ritieni di non essere?
Quest’uomo con cui stai, da quello che scrivi, può aiutarti a rispondere a queste domande. Ha scelto di amarti, ogni giorno, e se lo fa è perché forse vede in te una persona che ha le qualità per poter costruire con lui una famiglia. Non mi sembra poco. Tutt’altro! Forse da un mese a questa parte, da quando lo hai conosciuto, la vita ti sta dando la possibilità di ritrovare finalmente te stessa ed il senso della tua esistenza: lui ti piace, con lui stai bene, vedi la possibilità di costruire qualcosa di importante, un figlio, una famiglia… Ma c’è una parte di te che ancora vuole evadere alla ricerca di qualcosa che, finora, non ha però soddisfatto i tuoi desideri.
Dici bene di non voler affrettare le cose; se lo facessi correresti il rischio di perdere un’occasione. Cerca, assieme a lui, ma prima ancora con te stessa, di comprendere quali sono le tue priorità, come scrivi alla fine della tua lettera. Se non ci riesci da sola o assieme a lui, cerca un aiuto esterno alla coppia. Ma fa’ in modo di evitarti un’altra delusione, un altro fallimento che aggiungerebbe una nuova ferita nella tua vita. Le ferite ed i dolori fanno parte della nostra esistenza, sono inevitabili e a volte ci servono per darci una scossa e raddrizzare la rotta che ci guida. Ma se le ferite diventano troppe, finiscono per fare solo male, perché il dolore diventa ogni volta più intenso.
E noi siamo fatti per qualcos’altro che non sia la sofferenza fine a se stessa.
Buona ricerca!
Saverio
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