E’ una costante. Finora non è mai successo il contrario.
Tutte le volte che entra in studio una nuova coppia che mi chiede un aiuto specifico per ricostruire una relazione che nel tempo è diventata problematica, la mia reazione è sempre di profondo rispetto e ammirazione.
Non è da tutti decidersi ad intraprendere un percorso di coppia. Ci vuole coraggio. Per questo provo rispetto e ammirazione.
Già andare dallo psicologo richiede un impegno che mette alla prova anche le migliori intenzioni. Quante volte mi sono sentito dire “ti cercherà quel mio amico, perché ha bisogno che tu lo aiuti a superare un problema”. E poi non si è presentato nessuno.
Per decidersi a chiedere aiuto molte volte serve una buona dose di umiltà, coraggio, speranza, disponibilità, pazienza. Per non parlare del tempo – difficilmente un problema si risolve in due o tre incontri – e, ovviamente, del denaro.
Ma quando a chiedere aiuto è una coppia, ho sempre pensato che umiltà, coraggio, speranza, disponibilità e pazienza sono sono alcune delle qualità mostrate da chi viene a chiedere aiuto.
Ce ne sono ben altre, forse anche più importanti.
Intanto bisogna essere in due ad esserne convinti.
Poi c’è il problema del tempo. Trovare un momento che vada bene a entrambi richiede uno sforzo maggiore a tutti e due.
Poi ci sono i figli. Quante volte ho visto fare letteralmente i salti mortali per tenere i figli all’oscuro del percorso psicologico, per non dare loro un ulteriore peso da sopportare. Il che rende ancora più complicato trovare giorni e orari per gli appuntamenti.
E poi c’è il lavoro. Anzi, i lavori, perché spesso a lavorare sono tutti e due. E non è facile individuare un momento che vada bene a entrambi.
Per questo una coppia che si presenta in studio per chiedere aiuto ha già fatto buona parte del lavoro. Parte bene. Poi è chiaro che non basta questo per risalire la china. E’ necessario trovare e mantenere il coraggio e la forza per attraversare la sofferenza e percorrere fino in fondo il tunnel, al termine del quale molto spesso si rivede la luce.
Vi starete chiedendo il perché di questa riflessione. A qualcuno forse sembrerà uno spot pubblicitario.
No. E’ un’attestazione di stima nei confronti delle coppie che ho avuto modo di seguire.
E, non lo nascondo, un incoraggiamento per quelle a cui manca poco per decidersi.
Perché lo facciano. Che vadano pure da chi ispira loro più fiducia. Ci sono molti colleghi altrettanto o più validi del sottoscritto.
Ma che ci provino. La posta in palio è alta, molto alta.
Che ci provino. Chi ben comincia è a metà dell’opera. E chi comincia un percorso di coppia, fidatevi, già “ben comincia” per il fatto stesso di aver deciso di farlo.
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