“Ti volevo ringraziare per quello che stai facendo per me, mi hai permesso tante volte di fare luce dentro di me dove proprio non avevo coraggio di arrivare, e l’hai fatto anche ieri. Per te è, in parte, naturalmente anche lavoro, per me è solo vita, per cui grazie mille davvero”.
L’altro giorno mi è arrivato questo messaggio, da parte di una persona che sto seguendo col mio lavoro da psicologo.
Parole come queste sono come linfa che alimenta il mio costante desiderio di fare bene, guardando sempre prima la persona e poi i suoi problemi. Esattamente il contrario di quel famoso medico che in una fortunata serie TV di qualche anno fa curava le malattie e non i pazienti.

Mi sono chiesto come fare tesoro di quelle parole per lasciare a chi sta leggendo oggi questa riflessione un messaggio propositivo per la sua vita e non, ovviamente, per autoelogiarmi. Anche perché chi mi conosce sa che accanto alle luci ho anche le mie ombre: limiti, fragilità, incertezze.
E mi sono interrogato a lungo su cosa volesse dire la seconda parte del messaggio: “Per te è, in parte, naturalmente anche lavoro…”
Per pudore non ho chiesto a chi mi ha scritto che cosa volesse dire. Ma credo di averlo compreso.
Ho sempre messo il cuore nelle relazioni. Questo punto di forza, che a volte può diventare una debolezza, è ovviamente un riferimento costante anche quando lavoro.
E credo che quella persona che mi ha mandato il messaggio se ne sia accorta.

“Ama e fai ciò che vuoi”: è una delle frasi più famose di Sant’Agostino, tanto celebre quanto travisata. Credo di non sbagliare se la cito oggi a proposito di quel messaggio, di quelle parole – “in parte” – che svelano l’amore, il cuore, l’attenzione per la persona, prima che per il suo problema.
Qualche settimana fa ho detto ad una coppia che il mio desiderio più grande era arrivare quanto prima al momento in cui potessi dir loro che non c’era più bisogno di venire in studio. Non volevo legarli a me, ma renderli autonomi. Mi hanno guardato stupiti e mi hanno ringraziato.
Ripeto, non sto scrivendo per autoelogiarmi ma per condividere con voi la profonda convinzione che, se ci impegniamo ad amare, davvero questo coprirà gran parte dei nostri limiti e delle nostre fragilità.
E gli altri ci apprezzeranno, ci stimeranno e ci ringrazieranno. Nonostante i nostri limiti e le nostre fragilità.
E ci apprezzeremo anche noi.
Perché comprenderemo che, agli occhi degli altri, non conterà la bontà della nostra prestazione ma il cuore con cui li faremo sentire amati.

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