“Prima capitava che a volte dormivamo pure separati, adesso se anche non ci addormentiamo abbracciati il desiderio di contatto fisico è molto forte. E non riusciamo a immaginare come fino a qualche tempo potessimo essere così distanti senza soffrire…”
E’ la seconda volta in poche settimane che mi sento raccontare da alcune coppie che sto seguendo la loro riscoperta dell’abbraccio fisico. L’ultima volta è accaduto proprio l’altra mattina, con le parole che avete appena letto e che mi ha detto una persona che tempo fa veniva a trovarmi con suo marito per sistemare alcune cose della loro relazione. Prima di lei era stata la volta di un uomo che, in studio assieme alla moglie, mi raccontava come avessero preso l’abitudine di addormentarsi la sera sempre abbracciati; una cosa che non avevano mai avuto l’abitudine di fare prima di allora.
E mentre li ascoltavo pensavo che mai avevo parlato loro di quanto possa essere appagante l’abitudine di addormentarsi ogni sera abbracciati l’uno all’altra. Si trattava di una conquista autonoma della loro ritrovata intesa.

Ho già parlato in questo articolo della forza di un abbraccio e di come l’amore fisico sia capace di unire due persone che vivono una relazione di coppia. Quell’amore fisico che in molte coppie è stato sostituito, nel migliore dei casi, dal vivere “come fratello e sorella” perché non ci sono più le condizioni – o si pensa che non ci siano più – per immaginare un amore che coinvolga il corpo nella sua totalità e in tutta la sua passionalità.
Ma saper coinvolgere il corpo in una relazione di coppia non è assolutamente una prerogativa delle persone giovani. Anche di questo parlavo ormai più di tre anni fa, quando citando un sessuologo americano sostenevo che il sesso migliore è quello che si vive tra i cinquanta ed i sessant’anni. A distanza di tempo non posso che confermare che è così, non solo per le difficoltà che mi sento raccontare proprio da persone giovani, schiacciate da un’ansia da prestazione che molte volte anestetizza l’intimità sessuale. Lo penso anche perché sento molto vicine le parole del sessuologo americano, dato che in quella fascia di età mi ci ritrovo ormai da qualche anno…

Ma torniamo all’abbraccio ed al suo potere taumaturgico, ossia capace di fare miracoli. E se questo aggettivo vi sembrasse eccessivo, andatevi a leggere l’etimologia di questa parola, che deriva dall’unione di due termini, thâuma, ‘miracolo, meraviglia’, e érgon, ‘opera’: un abbraccio opera miracoli, produce meraviglia.
E se invece di uno solo gli abbracci sono tanti, pensate a quanti miracoli potremmo assistere nella nostra vita. Nella nostra e in quella della persona che amiamo.
Abbracciare un’altra persona in modo autentico non è facile, perché è necessario lasciarsi andare. E’ impossibile fingere un abbraccio: il corpo lo dimostrerebbe, con la sua inevitabile rigidità che svelerebbe l’inganno.
Il modo in cui abbracciamo una persona le dice tanto, e ci dice tanto.
Solo se la ammiriamo veramente possiamo abbracciarla con tutto noi stessi e realizzare il miracolo (miracolo deriva dal latino “mirari”, che vuol dire ammirare).
Quelle due coppie di cui parlavo all’inizio sono tornate ad ammirarsi. E, inevitabilmente, hanno riscoperto il valore di un gesto bellissimo: quello di abbracciarsi.

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