“Pensi ancora a lui?”
“Ma no; macché; chi ci pensa più?! Ormai è acqua passata..” Dico, abbassando gli occhi, che non mi importa più né con chi è, né cosa fa (che assurdità!).
La condivisione, il dono, la libertà nella relazione, il per sempre, la sessualità, lo star bene, sono tutte dimensioni di quella realtà che oggi fa tanta paura ai giovani, quella dell’amore vero. Ci sembra così difficile da definire, qualcosa di così grande da non poter essere descritto con poche parole; eppure quando lo sentiamo dentro, quando lo viviamo, sembra la cosa più naturale e semplice che esista, oltre ad elevarci ed a mostrarci un’altra faccia del mondo, la più magica e perfetta, quella che io ho avuto l’opportunità di vedere (per poco più di 3 anni) grazie a lui.
Lui che mi ha fatto scoprire la bellezza dell’amarsi, mi ha fatto conoscere la parte migliore di me, cioè quella capace di amare sconfinatamente, come nemmeno io immaginavo di saper fare.
Ad un certo punto del percorso di costruzione (continua) e di solidificazione della nostra relazione, mi sono però trovata accanto un “lui” che non riusciva più a vedere in me la persona con cui essere felice. Ho capito che il tempo ed il conseguente cambiamento lo avevano reso meno attento,anzi, incurante di ciò che sono e di ciò che ho dentro, senza un vero motivo apparente. Ho dovuto farmene una ragione ed accettare che la cosa migliore da fare era lasciare andare ciò che in realtà avrei voluto tenere sempre con me.
“Fondamentalmente è vero, io non so far finire le cose. Fosse per me non finirebbe mai niente, ed è tremendo perché ci sono storie, abitudini, modi di vivere che necessitano di essere interrotti.”- Susanna Casciani.
Mi succede spesso che, quando meno me l’aspetto, ricordo dettagli inutili che si affollano nella mia mente, come quando bastava un “mi manchi” per vederlo correre a casa mia, come i suoi sorrisi quando mi guardava e basta, come quando mi raccontava con la gioia negli occhi come aveva trascorso la giornata di lavoro. All’improvviso mi ricordo tutto. È impossibile non ricondurre il mio pensiero a lui quando poi i bambini parlandomi dei loro speciali sogni mi nominano il “diventare vigile del fuoco”.
Sono sicura che non importa dove sarò o dove sarà, il suo posto dentro di me rimarrà suo per sempre. Anche se tra noi per sempre non è stato. Anche se lui mi aveva detto per sempre, anche se io lo avevo detto a lui. Le fiamme del mio cuore che prima venivano alimentate e immancabilmente spente dal mio pompiere, adesso non si lasciano scatenare da nulla, ma non vedono l’ora di riuscire ad ardere nuovamente, cosa possibile solo grazie al combustibile giusto, “di qualità”.
Come si fa a mettere da parte qualcosa che ti ha travolto per un tempo più o meno lungo, lasciandoti il segno? È così difficile fare spazio al nuovo? Come posso sconfiggere la mia paura di non riuscire più ad amare come ho amato lui? È giusto cercare di dimenticare, per non rimanere attaccati ad un ricordo?
Penny
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Cara Penny, partiamo proprio dalla tua ultima domanda: è giusto cercare di dimenticare, per non rimanere attaccati ad un ricordo?
Tu che cosa risponderesti se a farti questa domanda fosse un’amica che non riesce a vivere al pensiero di un’esperienza che è stata e che non potrà essere più? Un’esperienza che l’ha resa felice ma che adesso, al solo pensiero, la fa soffrire maledettamente? Probabilmente faresti di tutto per aiutarla a dimenticare, perché il vederla star male farebbe star male anche te.
Nella nostra vita ci sono esperienze che ricordiamo con enorme piacere e altre che, sebbene ci abbiano fatto stare bene, vorremmo cancellare dalla nostra mente perché il solo ricordo ci provoca un dolore lancinante; ma paradossalmente a volte non riusciamo a farlo perché il dolore che proviamo si scontra con il desiderio che quelle esperienze in qualche modo possano ripetersi nei loro effetti che per noi sono stati belli e gratificanti. Le relazioni appartengono a questa categoria. E quanto più esse sono state profonde e significative, tanto più il dolore del presente convive con la nostalgia del passato in maniera contraddittoria. Esattamente come il caso di cui mi parli in questa lettera.
La nostalgia che senti è legata al tuo desiderio di far tornare in vita quella parte del passato che per te è stata importante (nostalgia deriva da due parole greche, nòstos, che significa ritorno e Algos, che significa dolore). Nostalgia di una storia che è durata tre anni e che ti ha travolto a tal punto da lasciarti un segno profondo. So benissimo che non è facile riprendere in mano la tua vita quando vieni fuori da una storia del genere, perché il cuore è ridotto in frantumi e rimettere assieme i pezzi è un’impresa quasi impossibile. L’unica strada, in questi casi, è quella di concedere tempo al tempo. Prenditi tutto il tempo necessario perché il tempo faccia la sua parte.
C’è chi reagisce gettandosi subito in un’altra storia, spesso destinata a fallire dopo poco tempo, perché inconsciamente una soluzione del genere è il più delle volte un palliativo per spegnere la sofferenza di una storia finita e recuperare a tutti i costi un’autostima che è finita sotto i tacchi. Una soluzione che quasi sempre porta alla nausea e a non credere più nell’amore.
Altri reagiscono con cinismo, decidendo di smettere di amare. Il prezzo da pagare per questa seconda strada, però è lo stesso della prima: perdere la fiducia nell’amore. La donna che tu hai citato ha scritto un romanzo che ti fornisce un’alternativa: “Meglio soffrire che mettere in un ripostiglio il cuore”. So benissimo che una frase del genere si può interpretare in mille modi, tanto più da chi, come me, non ha letto il romanzo.
Ma a me piace pensarla come una esortazione a non chiudere il cuore nello scrigno dell’egoismo, al sicuro, nel buio, immobile, sotto vuoto: uno scrigno che lo renderà infrangibile, impenetrabile, irredimibile,ci ricorda C.S. Lewis. E inumano, aggiungo io. Anche questa soluzione, probabilmente porterebbe alla nausea.
Le soluzioni non possono essere queste.
C’è una terza via, come ti scrivevo: quella di lasciare agire il tempo, affinchè esso ti permetta di prendere le distanze dalla ferita, di osservarla con oggettività mentre si rimargina e di farti comprendere meglio ciò che è successo; in altre parole la strada di dare spazio anche alla razionalità, che nei momenti in cui il nostro cuore soffre è l’ultima cosa che vogliamo prendere in considerazione. Eppure la ragione c’è e sta lì proprio per aiutarci ad illuminare gli angoli più nascosti e anarchici del nostro cuore, che non vorrebbero essere governati da nessuna legge per paura di soffrire ancora di più. E invece forse potrebbe essere l’inizio dell’uscita dal tunnel.
Lo so che è difficile quello che ti sto dicendo; sarebbe come dirti di non far nulla e attendere che una ferita che può farlo (a volte non si può e bisogna intervenire chirurgicamente) guarisca da sola. Ma è l’unico modo perché, una volta guarita, lasci la pelle intatta quasi come prima. Qualsiasi intervento forzato potrebbe comprometterne la guarigione definitiva, se non altro dal punto di vista estetico.
Vedrai che, poco alla volta, ti si schiarirà il tutto e allora potrai leggere meglio quello che ti è accaduto. Potrai comprendere se la nostalgia che stai provando è il desiderio del ritorno ad un passato ancora possibile e buono per te, oppure si tratta di un ricordo che devi metterti alle spalle; un passato che ti ha fatto crescere – ogni esperienza ci permette di crescere se sappiamo trarne un insegnamento, se non altro per evitare di commettere gli stessi errori – e che ti ha fatto diventare un’altra persona; una persona migliore, più consapevole delle proprie fragilità ma anche delle fragilità di chi ti sta accanto; una persona che, nonostante questa consapevolezza, non può e non vuole spegnere il desiderio di quelle realtà che, lo scrivi tu stessa, sono la cosa più naturale e semplice che esista: l’amore vero, fatto di condivisione, dono, libertà nella relazione, sessualità, e soprattutto “per sempre”.
Non conoscevo Susanna Casciani, prima di leggere la tua lettera. Mi hai incuriosito e sono andato sulla sua pagina Facebook. Ed ho trovato le parole con cui vorrei chiudere queste righe, e che forse possono offrirti la strada per sconfiggere le tue paure e tornare ad amare, facendo spazio al nuovo:
Ricordati che la cura, se davvero ne esiste una, sono le persone.
Non dimenticarti di loro. Delle loro mani. Dei loro guai.
Delle loro storie piccole ma grandiose.
Non precluderti niente solo perché potrebbe distruggerti. Non sparire.
Resta, goditi lo spettacolo.
Resta coraggiosa.
Resta dolce.
Testa alta,
cuore in mano.
Testa alta, Penny. E cuore in mano. Dalle ceneri si risorge, sempre. Non puoi permetterti di rimanere spenta; l’amore nuovo ti aspetta e ti chiede di essere ricostruito sulle tue ferite, che così diventeranno preziose.
Un abbraccio.
Saverio
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