«Il porno? Mi aiuta a comprendere la sessualità. La guardo regolarmente e mi serve anche nel rapporto con la mia ragazza». Quando chiedo ai ragazzi che cosa pensano della pornografia, molte volte mi sento ripetere queste parole: la pornografia è diventata una scuola di apprendimento del sesso.
Qualche anno fa fu invece un papà a dirmi che per “svegliare” il figlio tredicenne, tutt’altro che disinibito nel rapporto con le coetanee, gli lasciava di nascosto qualche rivista un po’ spinta tra i libri e i quaderni di studio. Lo ascoltai perplesso, di fronte ad un metodo poco ortodosso e che personalmente ritengo inconcepibile da un punto di vista educativo. Ma niente di paragonabile con il porno che oggi circola sul web e di cui mi parlano i ragazzi che lo prendono come scuola di vita sessuale.

Siamo davanti ad un fenomeno che sta condizionando pesantementeil modo di intendere e di vivere la sessualità delle nuove generazioni. Sia chiaro, la pornografia è sempre esistita ma quello che oggi la rende letteralmente devastante per bambini e ragazzi è la sua pervasività, l’estrema facilità con cui è possibile accedervi, la violenza e la brutalità di certi contenuti, l’indifferenza che lascia in chi ne fa uso regolare.
Molto spesso, purtroppo, i genitori (soprattutto le mamme) non hanno idea di come si presenti il porno che guardano i loro figli. Molti pensano che si tratti di immagini o video di nudo e in alcuni casi di atti sessuali. Molti pensano ingenuamente alle immagini tipiche di giornali come Playboy.

Non è così. Il porno online è diventato un fenomeno planetario e di portata incredibilmente ampia. Pornhub, il sito forse più famoso del settore, solo nel 2019 è stato visitato 42 miliardi di volte, con 115 milioni di accessi al giorno. Sono stati caricati 6.830.000 video, per un totale di 1.360.000 ore di contenuti.
Tralascio la descrizione dei contenuti più ricercati, lasciando a chi fosse interessato la possibilità di trovare le informazioni direttamente sul web. Ogni anno, infatti, il sito web a luci rosse rilascia delle statistiche estremamente dettagliate che sono consultabili facilmente su internet. Aggiungo soltanto che un terzo degli utenti italiani sono donne e che tre quarti degli accessi avvengono dallo smartphone.

Al di là dei dati ufficiali, credo che valga la pena soffermarci sulle conseguenze che essa ha su chi ne usufruisce abitualmente. Chiaramente gli effetti della pornografia sulle persone dipendono da tanti fattori: l’età e la maturità della persona, il tempo dedicato, la personalità, il motivo per cui si guarda.

Cominciamo dalla dipendenza, legata alle caratteristiche della pornografia online, ossia la facilità di accesso e soprattutto la possibilità di avere stimoli sempre nuovi e sempre più forti. All’origine della dipendenza c’è il funzionamento del sistema di ricompensa del nostro cervello, che è attivato dalla dopamina, un neurotrasmettitore attraverso il quale noi sperimentiamo il piacere. La dopamina però sta anche alla base dei meccanismi di dipendenza. Più sono alte le dosi di dopamina a cui ci sottoponiamo e maggiore sarà la richiesta di dopamina che il cervello farà successivamente. Questo accade perché subentra l’assuefazione alle dosi precedenti; è il fenomeno della tolleranza, che si presenta per esempio anche nel caso di assunzione di farmaci o sostanze stupefacenti.

Per avere una maggiore quantità di dopamina il cervello avrà bisogno di un maggior numero di stimoli, di maggior intensità e sempre nuovi. Ciò è possibile nel porno online, che a differenza dei farmaci non produce agli occhi del fruitore gli effetti collaterali dannosi che fanno da freno inibitorio al loro abuso. Il tutto rischia di far entrare la persona in un circolo vizioso dal quale è facile scivolare nella dipendenza.

L’uso regolare di pornografia, poi, provoca spesso lo sviluppo di problemi sessuali a livello personale ma che molto spesso si manifestano anche a livello di coppia: eiaculazione precoce, disfunzione erettile dovuta alla necessità di stimoli più forti per mantenere alta l’eccitazione, mancanza di desiderio, impotenza, masturbazione compulsiva, vaginismo, dispareunia. Si tratta di problemi che inevitabilmente incidono sulla soddisfazione sessuale e provocano spesso un calo del desiderio sessuale.

Non è raro che l’uso abituale di pornografia sviluppi i sintomi tipici dell’astinenza, come ansia, depressione, insonnia, irritabilità e sbalzi d’umore oltre all’aumento nell’organismo dei livelli degli ormoni dello stress. Questi sintomi a volte possono essere un campanello d’allarme che vediamo nel comportamento di bambini e ragazzi che fanno uso regolare di pornografia.

Ma quali sono gli effetti negativi che riguardano più da vicino bambini e adolescenti? Innanzitutto c’è un rischio concreto di sviluppare e consolidare nel tempo comportamenti come il desiderio di esercitare potere sulle donne o di commettere molestie sessuali. Esistono diversi studi che mettono in correlazione questi comportamenti con l’uso abituale e precoce della pornografia.

Ma credo che i problemi più importanti riguardino l’idea stessa di sessualità e di amore umano. La pornografia è quanto di più lontano possa esserci dall’amore umano, dal rispetto per sé e per gli altri, e trasmette l’idea di una sessualità povera, aggressiva, spesso violenta. Riduce il corpo a oggetto di piacere, cancella la relazione, anzi rischia di rendere i suoi fruitori incapaci di instaurare relazioni autenticamente umane.
La pornografia porta a concentrarsi sul sesso come un vero e proprio bene di consumo e non sulla sessualità intesa come un linguaggio di comunicazione che permette di entrare in relazione con l’altro. Essa distrugge l’attesa, frena lo sviluppo dell’intimità personale e dell’intimità di coppia, atrofizza l’immaginazione, spegne la fantasia.

E molto spesso rende le prime esperienze sessuali qualcosa di traumatico. Per i maschi c’è il problema dell’ansia da prestazione: molti di loro sono ossessionati dalle misure del pene, dalla durata del rapporto e da come ottenere in tutti i modi orgasmi soddisfacenti. La persona che hanno di fronte, semplicemente, sparisce.
Molte ragazze, invece, raccontano che il primo rapporto sessuale è stato violento, perché i maschi cercavano di imitare ciò che hanno guardato su internet.

Come si può intervenire allora dal punto di vista educativo? Un primo grande aiuto può venire dall’educazione al pudore, sin da bambini. Abituare i figli a rispettare i sentimenti delle altre persone, i momenti di intimità, il modo di andare vestiti, anche in casa. In questo modo si abitueranno ad avere un rapporto sereno ed equilibrato col proprio corpo e con la propria sessualità, che li aiuterà a farsi un’idea di un amore umano che contenga in sé, in maniera completamente integrata e non schizofrenica, la sessualità. Un problema tipicamente attuale, nuovo della nostra epoca è infatti la separazione tra sesso e relazione, sesso e amore, sesso e vita.

Una strada molto efficace è quella di insegnare il linguaggio del corpo, o meglio insegnare a interpretare il linguaggio del corpo. La sessualità è una dimensione fondamentale della personalità, ci caratterizza e si manifesta in tanti modi: dare un bacio, una carezza, un abbraccio, una stretta di mano sono modi diversi in cui ciascuno di noi vive la relazione con gli altri. Ciascuno di questi gesti ha una valenza simbolica particolare e tutti dimostrano come noi caratterizziamo la relazione con gli altri proprio a partire dal nostro essere sessuati.

Nell’ambito dell’educazione sessuale che va fatta in famiglia, un posto particolare lo occupa il rapporto tra padre e figlio nell’affrontare il tema della pornografia. E non perché la mamma non lo possa fare ma perché la pornografia rimane un fenomeno di interesse prevalentemente maschile e anche quando viene fruita da una donna, la sua percezione è profondamente diversa. Le parole di un padre che parla con chiarezza al figlio di come anche lui vede questo fenomeno, del rispetto che va dato ad una donna, del modo di tenere a bada (di orientare, che mi piace di più come verbo) le proprie pulsioni sessuali, hanno un’efficacia diversa rispetto a quanto possa fare una madre. In ogni caso il dialogo genitore-figlio è sempre efficace, anche quando non fosse possibile l’intervento diretto del papà.

In particolare, sulla pornografia dobbiamo essere consapevoli che il problema non è se i nostri figli vedranno materiale pornografico ma quando ciò avverrà. E dato che questo incontro potrebbe avvenire in un momento in cui potrebbero non essere pronti, dal punto di vista emotivo e cognitivo, a reggere l’urto con questa esperienza, ecco che bisogna prepararli a questo incontro.

Qualunque sia il modo di intervenire per difendere i nostri figli dalla pornografia, la cosa fondamentale è quella di lavorare sul piano positivo: incoraggiare piuttosto che vietare, premiare invece di punire, dialogare piuttosto che irrigidirsi. In definitiva si tratta di mostrare la bellezza dell’amore, che è il modo migliore per dotare i bambini e soprattutto gli adolescenti di una naturale protezione nei confronti di ciò che amore non è.

 

Sintesi del mio intervento del 19 febbraio 2021, nell’ambito del progetto di educazione dell’affettività educ@more. Clicca qui per scaricare il testo integrale e la videoregistrazione dell’intervento

 

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