Non ci voleva una ricerca per dimostrare che se uno o entrambi i partner di una coppia lavorano troppo, poi spesso finisce che ci si lascia. In una giornata ci sono 24 ore e se, tolte quelle per dormire, mangiare e fare il necessario, il tempo che resta è solo – o quasi – lavoro, è difficile far quadrare i conti. Almeno quelli affettivi.
Se poi il vuoto viene riempito dalle attenzioni particolari di qualche collega, i conti spesso saltano del tutto.
Una ricerca di qualche anno fa ha addirittura ipotizzato di poter prevedere i tassi di divorzio in base alla durata del tragitto casa-lavoro del coniuge. Insomma, più lontano stai da me, più è facile che ci lasciamo. Lascio a voi i commenti su certe ipotesi che a me sembrano un po’ troppo fantasiose, ma rimane il fatto che se due partner non difendono il tempo di qualità che si dedicano reciprocamente, quel tempo viene occupato da qualcos’altro che inevitabilmente li allontana.
Qualche anno fa una persona si irritò molto quando mi sentì dire parole simili. Allora non parlavo della coppia ma del tempo sottratto ai figli, che soffrono per l’assenza di genitori troppo presi dal lavoro. Mi disse che non capivo che molte volte è necessario dover lavorare tanto per poter portare il pane a casa. E come me, anche i figli dovevano capire che se i genitori lavorano molto, lo fanno anche per loro. E prima o poi avrebbero imparato a farsene una ragione.
Ora, a parte il fatto che è impossibile generalizzare, dato che ogni situazione è unica, rimane comunque il fatto che se non ci si vede non ci si frequenta. E se due persone non si frequentano non si conoscono. E se non si conoscono non si possono neanche amare.
Il resto sono solo bei discorsi.
E a volte neanche tanto belli.
Potrei elencare decine di casi in cui il disagio di chi mi viene a chiedere aiuto trova origine in genitori che erano assenti, trascuranti, freddi, presi da altre priorità.
“Ricordo che da piccola mia madre mi lasciava a scuola con 40 minuti di anticipo, perché doveva andare a lavoro. E io girovagavo aspettando che arrivasse il momento di entrare”, mi raccontava tempo fa una signora con una bassissima autostima.
“Per anni, vedevo i miei solo la sera a cena. Durava pochi minuti perché poi erano troppo stanchi per stare con me. Da ragazzo poi ho iniziato ad uscire, almeno avevo una vita di relazione fuori”, mi diceva un uomo alle prese con la gestione difficile delle sue emozioni.
Se da bambini l’attaccamento ci spinge a cercare la base sicura nei genitori, da adulti la cerchiamo nel partner. E se questa base non c’è si torna a sperimentare solitudine, angoscia, tristezza, insicurezza. Insoddisfazione che spinge a cercare altrove quello che il partner non ci dà.
C’è bisogno di una ricerca per capirlo?
È sempre un piacere leggere i tuoi articoli!