“Mi dà un grande piacere sentire la tua voce! Come stai? Ti sei ripresa da quel problema? Non vedo l’ora di venirti a trovare, appena sarà possibile lo farò con grande gioia”. La voce è calda, appassionata, non nasconde l’emozione di sentire una persona cara e soprattutto di interagire con lei, cercando di trasmetterle quanto più possibile la gioia del momento. E il desiderio di avere altre notizie: come stai? ti sei ripresa? Domande che riceveranno risposta non appena il destinatario potrà farlo. Quando, vista la notifica su whatsapp e ritagliando il giusto tempo dalle tante cose che ha da fare, ascolterà il messaggio audio.
Già, perchè quello che avete letto non è il racconto di una telefonata. No, roba superata, perchè adesso ci sono gli audio whatsapp. Eppure una telefonata allunga la vita, recitava lo slogan di una vecchia pubblicità che molti di noi ricordano ancora. E magari la riempie pure la vita, una telefonata, se è vero che attraverso la voce di una persona cara ci arriva un ventaglio di emozioni veicolate dal tono, dal timbro, dalla cadenza, oltrechè dai ricordi che quella persona – quella voce – suscita in noi.
Molto meglio di un messaggio scritto, si dirà. E’ vero, ma questa risposta chiude la questione accontentandosi di un ribasso a cui pare che ci siamo tutti abituati.
“Non capirò mai i messaggi audio di whatsapp”, ho detto alla persona che aveva appena inviato quel messaggio audio. “Il problema è che non c’è mai il tempo di fare una telefonata – mi ha risposto -. Almeno un audio uno lo ascolta quando può e poi risponde”. Ecco, forse il problema è proprio questo: fatichiamo a trovare il tempo per le relazioni. Le desideriamo con tutto il cuore, ma non riusciamo a coltivarle mettendoci tutto il cuore. E rinunciamo alla pienezza del cuore a volte per il poco tempo, altre volte per l’imbarazzo, altre ancora per colpa della diffidenza.
Eppure basterebbe poco per invertire la rotta. Anche una sola volta al giorno. Oggi, per esempio, con chi “allungherai la vita”?
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