Sono passate due settimane dalla tragedia che ha cancellato la vita di quattordici persone che, la mattina del 23 maggio, tutto potevano pensare tranne che sarebbe stata l’ultima della loro vita. Ed è ovvio che sia stato così: nessuno di noi si sveglia la mattina e si chiede se arriverà vivo a fine giornata. Eppure, se ogni tanto – non troppo spesso però – pensassimo al fatto che “verrà un giorno”, come disse qualcuno, forse aggiusteremmo tante cose storte della nostra vita. Ed eviteremmo che il rimorso ci accompagni fino all’ultimo respiro, togliendoci la pace.
Chissà, forse è ciò che sta provando quella ragazza che, il giorno dopo la tragedia, ha scritto sui social un messaggio per il padre, una delle vttime dell’incidente: “So che da lassù adesso faremo finalmente pace perché, semplicemente, in questa vita non eravamo destinati a riuscire a parlarci in modo giusto”, recitava una parte del messaggio. E poi il rimpianto per le continue liti, provocate “dall”amore che non riuscivamo mai ad incanalare nel modo giusto”.
Ho letto che in punto di morte saranno cinque le cose che rimpiangeremo. Una di queste è il non aver avuto il coraggio di dire “ti amo” a chi avevamo accanto, o “scusa” quando avevamo torto.
Chissà se il papà di questa ragazza avrà pensato alla figlia negli interminabili istanti in cui la folle corsa della funivia lo conduceva alla morte.
Sappiamo però che noi, senza aspettare per forza il momento in cui lasceremo questa vita, possiamo chiudere i conti in sospeso che abbiamo con le persone che amiamo. Possiamo farlo subito.
Non aspettiamo domani per “incanalare l’amore nel modo giusto”.
Perchè poi potrebbe essere troppo tardi. E non basterebbe un social per ridarci la pace.
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