Ogni tanto c’è chi torna alla carica, infischiandosene dei tentativi già fatti e dei relativi fallimenti. Il fascino della sanzione è sempre più forte della fatica dell’educazione. Anche questa volta è una proposta di legge presentata in Parlamento, che vieta i cellulari per tutti i bambini fino ai tre anni e ne regolamenta l’uso nelle età successive: non più di un’ora al giorno da quattro a sei anni, tre ore al giorno dai sei agli otto anni, quattro ore dai nove ai dodici anni. Un uso che prevede la supervisione costante dei genitori. Non si tratta di consigli ma di disposizioni che prevedono, in caso di trasgressione, delle sanzioni ben precise.

Che il cellulare faccia male ai bambini – e non solo – è ormai un dato incontrovertibile. Che influenzi lo sviluppo dell’identità, la percezione dell’intimità, lo sviluppo dell’affettività, il modo di comunicare, la percezione della realtà è un’evidenza davvero difficile da negare. Che faccia male alla salute dei più piccoli – e non solo – non è più soltanto un’ipotesi. Non basta elencare i suoi indubbi aspetti positivi per cancellare quelli negativi. Ma la soluzione non può essere quella di vietare, un rimedio che assomiglia più ad una comoda – e inefficace – scappatoia.

Educare è faticoso, richiede tempo, è una scommessa, rispetta la libertà della persona e soprattutto crede nella persona da educare. Educare un bambino o un ragazzo gli fa prendere consapevolezza dei propri limiti ed errori ma anche delle proprie risorse e potenzialità. Gli fa acquisire quella consapevolezza che è all’origine di un cambiamento profondo e duraturo. Vietare e punire, invece, porta quasi sempre alla rabbia ed alla rassegnazione, ma anche al desiderio di rivalsa nei confronti di chi sanziona. Il cambiamento diventa imposto e pertanto non duraturo.
Non penso che una tale proposta di legge potrà andare avanti. L’Italia, grazie a Dio, non è la Cina. Ma non perdiamo l’occasione, comunque, per tornare a riflettere sulla necessità di educare i nostri figli ad un uso prudente e consapevole della tecnologia digitale. Ne va della loro felicità. Vi sembra poco?

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