“Sembrava una scena di guerra ma era un videogioco”. Così mi diceva qualche giorno fa una persona che mi parlava di un breve video di combattimenti che gli aveva fatto vedere un amico.
Sembrava la guerra di questi giorni ma era un gioco, ripeteva. Parole che fanno riflettere su quanto ci stiamo abituando a scambiare la realtà con la finzione. Una confusione che impatta non solo sulla nostra mente ma anche sul cuore e sugli affetti. E che, allontanandoci da ciò che è reale, rischia di farci perdere quel senso di umanità che dovrebbe invece caratterizzarci.
Ieri mattina ho guardato alcuni siti per leggere gli ultimi aggiornamenti sulla guerra. Su uno di essi era mostrato il video di alcuni prigionieri russi a cui veniva sparato alle gambe da soldati che indossavano la divisa militare ucraina.
Ho subito pensato a quanto sia stupida ed infantile la tesi di chi, in questa guerra, vede il male solo da una parte. La posizione di chi pensa che ci sia una nazione buona e una cattiva, una vittima e un carnefice, soldati buoni e soldati cattivi. La tesi di chi, guardando a questa guerra, vede tutto bianco o tutto nero. Purtroppo questa dicotomia non esiste e quel video ne è una delle tante prove. Bisognerebbe avere chiara questa consapevolezza, prima di mettersi a parlare di cause, evoluzioni e strategie di questa guerra. Altrimenti, é meglio stare zitti.
Quel video però mi ha aperto gli occhi su un altro aspetto, più vicino al mio lavoro. So benissimo che il web è pieno di filmati ancora più cruenti. Ma ciò non toglie nulla al profondo fastidio ed alla grande tristezza che ho provato guardandolo. Alla fine ero profondamente turbato. E se è successo a me, che sono adulto e forse più protetto, potrebbe accadere ancora di più a chi ha meno difese di me.
Sono in tanti a credere che il male di internet, per i bambini e i ragazzi, sia il porno. E dimenticano la violenza, la crudeltà e l’efferatezza di cui sono pieni tanti filmati facilmente accessibili dai cellulari. Immagini che fanno male a noi e ovviamente a chi è più giovane di noi e non ha gli strumenti emotivi e cognitivi per comprenderne appieno il significato. Immagini di violenze, torture, uccisioni che attraverso gli occhi di chi le guarda arrivano alla testa e poi al cuore, dove fanno ancora più male.
Proteggiamo i nostri ragazzi. Non è necessario che vedano queste immagini per capire come stanno le cose, da che parte stanno i cattivi e i buoni. Anche perchè in guerra non ci sono buoni o cattivi. C’è solo orrore, tanto orrore.
Teniamo i nostri ragazzi lontani da questo orrore. Non permettiamo che la banalità del male entri nella loro testa e nel loro cuore.
Aiutiamoli a restare umani.
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