Due terzi degli americani non cena assieme e, del terzo che rimane, la metà invece di guardare il partner guarda qualche schermo.
Ditemi la verità, non è vero che avete letto e riletto più volte questa frase per comprenderne bene il suo significato?
Immagino la vostra faccia, simile – se avete visto il film “Il Signore degli Anelli” – a quella degli invitati alla festa di compleanno di Bilbo Baggins subito dopo le sue contorte parole di saluto: “Conosco la metà di voi soltanto a metà; e nutro, per meno della metà di voi, metà dell’affetto che meritate”.
Va bene, non complichiamo le cose e lasciamo stare il romanzo di Tolkien. Torniamo alla frase iniziale, rileggetela ancora una volta se non è chiara e poi soffermatevi sulla sua drammatica attualità: ci stiamo abituando a guardare sempre più uno schermo e sempre meno la persona che abbiamo davanti. Ed è ancora più drammatico quando questo accade in famiglia.

Qualche tempo fa ho chiesto ad alcuni ragazzi quale fosse l’aspetto peggiore dell’uso dei social network. Molti di loro mi hanno risposto che si sentono soli. E non ci sono follower che tengano: la solitudine non dipende dai loro contatti o amici virtuali.
Uno dei cambiamenti più radicali che internet e social hanno introdotto nelle nostre vite riguarda proprio il modo di relazionarci. O meglio il modo in cui stiamo perdendo la capacità di stare nella relazione con gli altri.
Se vogliamo usare un termine più appropriato all’argomento, stiamo perdendo la connessione con gli altri.
Connettere, in latino, vuol dire intrecciare, congiungere, unire cose distanti. Oggi siamo abituati ad usare questa parola per riferirci al collegamento telematico o elettronico ma facciamo sempre più fatica ad usarla quando parliamo di persone, che nonostante la vicinanza virtuale rimangono spesso distanti nel cuore.

Mi sono ritrovato a fare questa riflessione qualche giorno fa mentre proponevo ad una coppia una tecnica che in inglese viene chiamata “Rituals of connection”, rituali di connessione. Qualche giorno fa scrivevo quanto sono importanti i riti in una relazione di coppia, per la loro capacità di generare connessione nel senso più genuino del termine. Un rito ha il potere di connettere due persone che si amano: le intreccia, le congiunge, le unisce a partire dai loro cuori.
Nell’epoca in cui tutto è veloce, immediato, facile ma spesso superficiale, riscopriamo un rito particolare che ci permette di arrivare al cuore della persona che amiamo: guardiamola più spesso negli occhi.
Forse non sarà una cosa veloce, immediata e facile. Ma proprio per questo riusciremo ad andare oltre la superficie.
Sperimenteremo il vero senso della connessione, perché gli occhi sono l’unica strada per arrivare diritti al cuore.

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