Non hanno ancora vent’anni e sembrano già stanchi di vivere. Giovanissimi che si tolgono la vita; gruppi di ragazzi che si affrontano per strada, seminando il panico nelle nostre città; ragazzi che si abbandonano a comportamenti sessuali senza alcun freno inibitorio. Parliamo di fenomeni sempre esistiti ma che negli ultimi anni sono cresciuti a dismisura.
Colpa della pandemia, dicono alcuni. Forse sì. O forse la pandemia ha solo fatto traboccare un vaso che era già pieno da tempo.
Diventare grandi è sempre stato difficile, lo sappiamo. Togliersi i vestiti da bambini per indossare quelli della persona adulta ha sempre richiesto uno sforzo necessario per far fronte a maggiori responsabilità, doveri e impegni. Uno sforzo, quello di chiudere un capitolo della vita per aprirne un altro, ripagato però dalla soddisfazione di aver raggiunto un obiettivo importante. Oggi sembra invece che alla naturale fatica di diventare grandi non faccia più da contraltare nessun obiettivo da raggiungere. E che il suo posto sia stato preso da una vera e propria fatica di vivere, che di volta in volta assume la forma della rabbia, della dissoluzione, della violenza gratuita verso gli altri e soprattutto verso sè stessi.
Una fatica di vivere che sembra essere la diretta conseguenza di una vita percepita come priva di ogni scopo.
Sartre parlava di nausea, di orrore di vivere in un orizzonte privo di senso. La stessa nausea che provano molti dei nostri giovani, alle prese con una malattia esistenziale che un filosofo italiano ha definito, citando Nietzsche, “il più inquietante tra tutti gli ospiti”: il nichilismo, la negazione di ogni valore, la negazione di ogni differenza di valore. Nulla nella vita ha più importanza di qualsiasi altra cosa. Tutto è indifferente.
Di fronte a ciò non serve leccarci le ferite, addossarci le colpe che da adulti abbiamo – e sono tante – nei confronti dei nostri ragazzi e cercare di limitare i danni che sembrano inevitabili. No. Abbiamo il dovere e il diritto di continuare a seminare speranza, per noi e per coloro che guardano a noi chiedendoci garanzie per un futuro che valga la pena sognare. Nonostante tutto. E questi giorni non fanno eccezione.
“Pensa alla bellezza ancora rimasta attorno a te e sii felice”. Lo ha scritto Anna Frank, e sappiamo in quale contesto.
Non sono forse parole che sembrano scritte anche per noi?
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