Non la conoscevo. O meglio, l’avevo già sentita da qualche parte ma non sapevo che si chiamasse così.
Qualche giorno fa, leggendo un libro per motivi di lavoro, ho scoperto che la preghiera della serenità spesso viene recitata nei gruppi degli Alcolisti anonimi. Ma è così bella che penso si possa utilizzare anche quando le relazioni diventano fonte di sofferenza.
Anzi, penso che si possa utilizzare sempre. Anche se non abbiamo mai bevuto una goccia di vino.
Eccola.
“Dio, donami la grazia di accettare con serenità le cose che non posso cambiare, il coraggio di cambiare le cose che posso cambiare, e la saggezza di distinguere le une dalle altre.”

Accettazione, coraggio e saggezza. Tre virtù che, da sole, potrebbero liberarci da quello che potremmo definire senza esitazione il male più diffuso ai nostri giorni: lo stress.
Accettazione, coraggio e saggezza. Non le chiamo qualità o “skills” o ancora competenze trasversali… Preferisco chiamarle virtù, all’antica. Mi ricordano un’idea tanto cara ad Aristotele, dimenticata o molto più spesso ignorata dall’uomo contemporaneo. E cioè che le virtù sono la strada migliore per giungere a ciò che desidera il nostro cuore: essere felici.
Una strada contemplata anche dalla preghiera della serenità.

Ci sono cose della vita che vanno accettate, perché sono più grandi di noi: una malattia, un imprevisto a lavoro, una debolezza insuperabile della persona che amiamo, o una nostra fragilità che fatichiamo ad ammettere. Accettarle è il primo passo per guardarle con occhi diversi e, con serenità, integrarle nella nostra vita. Se non possiamo cambiare il loro grigiore, possiamo comunque vederle come quelle ombre che, in un quadro, danno la giusta profondità e lo rendono un capolavoro.
Ci sono altre cose che invece possono cambiare. Anzi, che potrebbero cambiare se solo avessimo il coraggio di osare di più. Un’amicizia da recuperare, un traguardo professionale a cui abbiamo rinunciato troppo presto, una relazione di coppia da rivitalizzare… Situazioni che possono essere difficili ma che ci ricordano la nostra chiamata a fare cose grandi, anche se a volte molto ardue. Siamo chiamati a fare della nostra vita, come certi quadri, un capolavoro. Una chiamata che riguarda tutti, non solo pochi “eletti”.
Saper accettare, saper osare. Non sono azioni contraddittorie ma modi diversi di mostrare saggezza, virtù oggi sempre più rara.
Solo il saggio sa accettare senza cadere nella rassegnazione. E sa osare senza essere pretenzioso. Per questo è una persona libera.
Recitiamola più spesso, la preghiera della serenità.
Forse non ci aiuterà a risolvere i problemi.
Ma ci renderà più saggi. E più liberi.

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