“Superati i 50 anni, nella maggior parte delle coppie si vive ognuno per i fatti propri, tranne i separati”.
Qualche giorno fa ho raccolto l’amaro sfogo di una persona che si lamentava della scarsa comunicazione che ha col marito. “Forse avremmo bisogno di una ventata di fresco ma lui non accetterebbe mai di parlare. Se gli chiedo di parlare di noi mi prende per pazza!”
Non è la prima volta che ascolto parole come queste. Di solito vengono da coppie mature ma non è raro che a pronunciarle siano anche persone più giovani. Sono coppie in cui la relazione si è spenta, per i più svariati motivi. O forse non si è mai accesa, come mi raccontava tempo addietro un’altra donna che si stava separando dal marito.

“L’amore. Certo, l’amore. Fuoco e fiamme per un anno, cenere per trenta”, diceva il protagonista del celebre romanzo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa. Sembra essere questa la triste parabola ripercorsa da tante, troppe coppie.
E allora o ci si rassegna, vivendo ciascuno per conto proprio oppure si decide di dare uno scossone alla propria vita e ci si separa. O si accetta passivamente la solitudine di una relazione che si è raffreddata, oppure si dà vita ad un nuovo rapporto con un’altra persona, un rapporto che possa riaccendere il cuore. Salvo poi ritrovarsi di nuovo da soli quando la nuova coppia, inevitabilmente, perde la freschezza iniziale.
La vita di coppia sembra scorrere necessariamente tra una di queste due alternative: fuoco (per poco tempo) o cenere (per tanto, troppo tempo).

Eppure c’è una terza via.
E’ la strada del dialogo, che inizia molto prima delle altre due vie. E che, se mantenuta pulita e sgombera da ostacoli, non incontrerà mai né la strada della rassegnazione, né quella della separazione. E, soprattutto, manterrà il fuoco sempre acceso.
Non è una strada automatica. Si deve cercare, trovare, imboccare. E soprattutto mantenere, per evitare di ritrovarsi perduti in mezzo al bosco in preda allo sconforto.
Non è una strada facile. Le insidie sono tante – oggi tantissime – e quando diventano troppe e schiaccianti verrebbe voglia di lasciarsi andare, facendo i conti poi con l’amarezza di aver gettato la spugna. “Presi dai pensieri, dalla stanchezza fisica, anche dalle malattie, si tira a campare nella quotidianità”, mi diceva ancora quella persona.
E’ una strada che si impara e percorrere, scoprendone il modo più adatto a ciascuno: a questo serve la consulenza di coppia, che in tanti purtroppo snobbano perchè la ritengono inutile, fino a quando si ritrovano improvvisamente smarriti. Ed è una strada che, se persa, si può sempre ritrovare: a questo serve la ben più faticosa e costosa terapia di coppia.
In ogni caso, c’è sempre una terza via.
Ed è quella migliore che tu possa percorrere.
Mi correggo: che tu e la persona che ami possiate, assieme, percorrere.

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