Se ci rivolgessimo al nostro partner con gli stessi modi con cui trattiamo un ospite invitato a casa nostra, probabilmente nella nostra relazione ci sarebbero tante piccole ferite in meno. Per carità, non stiamo parlando di grandi litigi o mancanze di riguardo ma semplicemente di quelle spigolosità, che magari diventano abituali, nel modo di parlarsi o di trattarsi ogni giorno.
Spigolosità che, quasi sempre, erano assenti all’inizio della relazione. Allora, presi dall’innamoramento, eravamo più attenti e facevamo di tutto per nascondere i nostri limiti e non fare “cattiva figura” con colui o colei che stavamo corteggiando. La stessa cattiva figura che mai e poi mai ci sogneremmo di fare con un gradito ospite che invitiamo a casa nostra.

Qualcuno obietterà, a ragione, che la formalità – e quindi la gentilezza – con cui trattiamo l’ospite è anche il segno di una distanza affettiva che sarebbe strano manifestare con il nostro partner. Detto in altri termini, il grado di intimità che caratterizza una relazione di coppia è tale che, in un certo senso, ci sentiamo autorizzati a trattare l’altro in maniera più “sbarazzina” e meno attenta alla forma. Un po’ come avviene tra fratelli, che non stanno certo a guardare come si trattano reciprocamente perchè, dicono, “tra di noi c’è confidenza”.
A onor del vero va detto che ordinariamente il tono della voce, per quanto spigoloso, non manifesta quasi mai un’intenzione aggressiva o polemica nei confronti del proprio partner. Magari è frutto di un nervosismo o di una stanchezza che dipende da altri motivi. Oppure, semplicemente, dipende da come si è cresciuti e dai modelli relazionali appresi nella propria famiglia di origine.
Ciò nonostante, sono sempre debolezze che arrecano dispiacere al proprio partner.

Queste debolezze però possono diventare punti di forza. L’altro giorno mia moglie me ne ha dato prova.
Era stanca, come accade spesso per via del lavoro estenuante che non accenna a diminuire da molti mesi. Ed era nervosa, a causa di alcune persone che erano appena state scortesi nei suoi confronti. Insomma, aveva tutte le ragioni – anche se non aveva ragione – per sfogare la tensione sul “povero” marito che le aveva appena chiesto che cosa volesse mangiare per cena.
Poche parole, “Fai quello che vuoi!”, dette con un tono che si può intuire dal punto esclamativo finale… Un tono non abituale, e per questo ancora più sorprendente.
Sono bastati pochi minuti perchè il “povero” marito, che un po’ infastidito si era ritirato nel suo studio, tornasse a sorridere: “scusa, non ce l’avevo con te”. E un bacio.
E una convinzione che si fa ancora più forte: le spigolosità sono quasi sempre involontarie; l’amore no.

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