“Come vivresti questa giornata se sapessi che fosse l’ultima della tua vita?”
Non smettere di leggere. Non fuggire. Anche se questa domanda ti mettesse paura, se ti desse fastidio e ti facesse reagire con un gesto di stizza o con una reazione scaramantica non difficile da immaginare.
Non smettere di leggere questa riflessione. Anche se la troverai un po’ più lunga del solito. E forse un po’ indigesta. Arriva fino alla fine. Mi sento di assicurarti che ne sarà valsa la pena.
“Come vivresti questa giornata se sapessi che fosse l’ultima della tua vita?” Non è facile rispondere a questa domanda, perchè non pensiamo mai alla morte. Conduciamo la nostra esistenza come se dovessimo vivere per sempre.
Ed è normale che sia così. Progettiamo, pianifichiamo, immaginiamo il nostro futuro e quello delle persone che ci stanno accanto e anche quando siamo ancorati al momento presente lo facciamo con l’inconsapevole convinzione che esso non finirà mai.
Viviamo la vita ignorando l’unica certezza di cui disponiamo, ossia che un giorno essa finirà.
Così facendo, però, finiamo per perderci l’essenziale della vita.
Undici anni fa, un’infermiera australiana che ha lavorato per molti anni con malati terminali ha scritto un libro nel quale racconta quali sono i cinque rimpianti più grandi che le persone hanno in punto di morte.
Il primo è il non aver vissuto secondo le proprie inclinazioni ma cercando di soddisfare le aspettative degli altri.
Il secondo è l’aver lavorato troppo, e troppo duramente.
Il terzo è non aver avuto il coraggio di esprimere i propri sentimenti, bloccati dal dover essere come gli altri volevano.
Il quarto è il non aver dedicato il giusto tempo alle persone che amavano.
Il quinto, forse quello più duro da digerire, è il non aver consentito a sè stessi di essere più felici.
Ti starai chiedendo perché oggi, dopo mesi di assenza, ti propongo questa riflessione, al posto delle consuete parole sulla relazione di coppia.
In realtà credo che questa sia una delle riflessioni più profonde che io abbia fatto sinora sulle relazioni che danno senso alla nostra vita, quelle che intratteniamo con le persone che amiamo più di chiunque altro. Non solo la relazione di coppia.
Perché queste parole, quindi? Qualche giorno fa un caro amico mi ha aperto il suo cuore, confidandomi un evento che proprio in questi giorni gli ha cambiato radicalmente la vita.
Ecco le sue parole.
“La vita in questi giorni mi ha fatto toccare con mano come mai mi era accaduto prima che essa non è eterna. Almeno non lo è su questa terra.
E realizzare questa indiscutibile verità mi ha permesso di guardare mia moglie, i miei cari, le persone a me più vicine e la vita stessa con occhi diversi.
Ho capito che cosa conta davvero nella vita nel momento in cui essa mi si è mostrata fragile e vulnerabile.
Ho compreso il vero senso dell’amore.
Ho amato mia moglie, come ho sempre fatto, ma con gli occhi spalancati su quanta grazia la vita mi ha donato mettendomela accanto. Ho rimesso i suoi limiti e le sue fragilità al posto giusto, cioè infinitamente dietro la luce che emana dai suoi occhi.
Ho imparato ad assaporare ogni istante della giornata, convinto che sprecare anche un solo momento sia la cosa più stupida che io possa fare nella vita. Ho imparato che ogni istante che passa merita di essere vissuto al meglio, perché non tornerà mai più”.
Le parole del mio amico mi hanno fatto pensare a quell’infermiera e a quando io mi ritroverò a fare un bilancio della mia esistenza.
Mi hanno fatto pensare all’essenziale. Cioè che di quei cinque rimpianti che avremo in punto di morte, uno ci potrebbe far male più di ogni altro: non avere amato come avremmo dovuto e potuto fare.
“Questo ho imparato da questi giorni – ha continuato il mio amico -. E chiedo al Cielo di non distogliere mai più i miei occhi da ciò che nella vita è essenziale: amare”.
Amiamo, ogni giorno, le persone che ci stanno accanto.
Non aspettiamo il momento in cui la vita ci metterà con le spalle al muro.
Amiamo, ogni giorno, senza condizioni.
E, quando arriverà il momento, lasceremo questo mondo senza rimpianti. Perché avremo vissuto l’essenziale.
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