E’ da quasi un anno che ce la ripetiamo, senza sosta: è la parola più usata e più desiderata di questo tempo.
Ripartire con la vita che conducevamo prima che un minuscolo essere vivente ci sconvolgesse l’esistenza, in un modo che mai e poi mai avremmo immaginato fino a un anno fa. Ripartire col lavoro, con gli abbracci, con la fiducia negli altri. Ripartire, senza mascherine, senza distanziamenti, senza la paura di prenderci una malattia che ci far star male al solo pensiero di non poter avere accanto i nostri cari.

Ripartire, però, rischia di apparirci come una meta ancora lontana, sfocata, quasi irraggiungibile, almeno a breve termine. E l’idea di un Natale senza la vicinanza dei nostri affetti più cari allontana da noi la speranza di metterci alle spalle l’incubo che stiamo vivendo: la speranza di ripartire.

Non è così. Ripartire è una meta più vicina di quanto immaginiamo. E’ un gesto che possiamo far nostro molto prima di quanto pensiamo.
Ripartire non è il verbo di domani. E’ la parola di oggi, di ogni giorno, di ogni momento della nostra giornata.
Ripartire è un bacio alla persona che ami, adesso non domani.
Ripartire è il sorriso che sostiene chi, accanto a noi, fatica di più a vedere la luce che rimane accesa.
Ripartire è una chiamata a quell’amico che non senti da giorni, forse da mesi.
Ripartire è una carezza a tuo figlio, a tua figlia, dopo che ha terminato l’ennesima noiosissima ora di didattica a distanza.
Ripartire è un messaggio di speranza a chi la speranza sembra averla persa.

Ripartire. Non è la parola di domani, perchè domani saremo liberi dal virus.
E’ la parola di oggi. Perchè oggi siamo liberi di continuare ad amare.

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