“Non è colpa nostra se cade l’occhio”, recitava qualche giorno fa un cartello esposto da alcune studentesse in una scuola romana.
“I nostri corpi non possono essere oggettificati: domani siete tutte e tutti invitati a venire a scuola con una gonna, ci vestiamo come vogliamo”, ha fatto loro eco un proclama sui social del collettivo studentesto “Ribalta femminista”.
Il resto lo hanno fatto TG e web.
La storia probabilmente la conoscete. Sembrerebbe che la vicepreside di una scuola romana abbia fatto notare ad alcune ragazze che non era il caso di indossare una minigonna in classe, dato che gli studenti sono seduti sulle sedie ma senza banchi e che quindi questo potrebbe “distrarre” alcuni docenti.
Da qui è partita la protesta di un gruppo di ragazze, prontamente amplificata dai social media, come ormai è abituale anche per notizie che in sè sarebbero insignificanti.
Un tempo questa notizia si sarebbe sgonfiata sul nascere. Anzi, probabilmente non sarebbe neanche nata perchè le ragazze sarebbero andate a scuola con il decoro che quel contesto richiede abitualmente.
Ma si sa, oggi c’è la libertà di pretendere tutto, anche di andare in giro vestite come si vuole che se poi qualche maschio un po’ malaticcio ti mette gli occhi addosso la colpa è solo e soltanto sua.
Io se ho davanti a me una con la minigonna che mette in bellavista le bellezze del suo corpo femminile, mi trovo un po’ a disagio, e in alcuni casi mi alzo e mi sposto. E non perchè sia malaticcio e neanche perchè abbia paura della reazione di mia moglie. Ma perchè sono maschio e, checchè ne dicano le ragazze di ribalta femminista, debbo tenere a bada le normali reazioni del mio corpo. Che è un corpo maschile e quindi funziona in maniera diversa da quello femminile. E’ la natura umana che funziona così, senz’altro condizionata dalla cultura e dalla società, ma che ha fatto maschi e femmine diversi anche nel modo di sentire e gestire il proprio corpo e le proprie emozioni.
Ma non è su questo che voglio fermare l’attenzione.
Vorrei sollecitare la vostra riflessione su un altro tema: può darsi che, a prescindere da maschi malati e voyeuristi, si possa e si debba rivalorizzare quella qualità molto importante per chi ci tiene a difendere la propria ricchezza interiore, che un tempo prendeva il nome di pudore?
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