Ieri mi ha chiamato una persona che non sentivo da molto tempo. Mi ha chiesto aiuto per una coppia di conoscenti a lei molto cari, che faticano a portare avanti una relazione che dura da tanti anni e che traballa da sempre.
«Litigano?», le ho chiesto.
«Sì, tanto», mi ha risposto.
«Allora possiamo fare ancora qualcosa», mi sono affrettato a dirle, fiducioso. Raccogliendo con piacere un cenno di consenso.
Litigare. E’ chiaro che non è sufficiente che accada perchè una relazione abbia la garanzia di potersi ancora salvare. Anzi, per la verità non è sempre vero che il litigio sia indice di vitalità positiva. Ci sono litigi assolutamente tossici, che non fanno mai bene alla coppia. Ma nella maggior parte dei casi l’esperienza mi ha portato a convincermi sempre più che il conflitto può far bene alla coppia. Sebbene porti con sè un carico di dolore e sofferenza che nessuno vuole provare, litigare dimostra che c’è ancora vita.
Ciò che uccide l’amore, in una coppia, non è il conflitto ma l’indifferenza, come ho già scritto più di una volta. Quello che spegne definitivamente la speranza di salvare una coppia è la disconnessione emotiva, il non provare più nulla per l’uno per l’altra.
Litigare mostra invece che, seppur travolto e sfigurato dai colpi che i due si infliggono senza sconti, l’amore c’è. Ferito, dolorante, financo agonizzante, ma ancora vivo. E se è ancora vivo, vuol dire che un filo di speranza da cui provare a ripartire, rimane.
Un filo che, molto più spesso di quanto si possa immaginare, può diventare l’ancora di salvezza che impedisce all’imbarcazione di andare definitivamente alla deriva.
E poi di affondare.
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