“Via di accesso al cuore dell’altro”: con queste parole tempo fa sentii definire uno dei doni più belli che possono arricchire una relazione. Sto parlando dell’empatia, qualità tanto preziosa quanto rara, che spesso viene definita come la capacità di “mettersi nei panni dell’altro”. In realtà, però, queste parole non rendono pienamente la ricchezza di questa qualità.
Ci pensavo qualche sera fa, durante un colloquio con una signora che si lamentava delle frequenti bugie della figlia adolescente. “Provi a manifestare a sua figlia quanto questo suo comportamento le arreca sofferenza – le dicevo – e non la aiuta ad alimentare quella fiducia che dovrebbe essere alla base del rapporto tra genitori e figli, a maggior ragione se adolescenti. Sono convinto che riuscire a sentire il dispiacere della mamma aiuterà sua figlia a superare più facilmente un atteggiamento che probabilmente fa star male anche lei”.
Sviluppare l’empatia ed aiutare a comprendere il vissuto emotivo del partner è uno degli obiettivi principali che mi propongo quando lavoro con le coppie. Ricordo ancora una seduta in cui due partner non facevano altro che attaccarsi ed accusarsi reciprocamente. Ovviamente in quel clima nessuno dei due riusciva minimamente ad ascoltare le ragioni dell’altro, travolti com’erano dalla rabbia. Entrambi stavano sperimentando la lontananza emotiva dell’altro ma nessuno riusciva a dirlo. Io, in mezzo, cercavo senza successo di contenere la foga e di riorientarla in un’altra direzione, quella dell’ascolto. Non c’era verso. Fino a quando lei, esausta dopo aver lanciato tutte le frecce del suo arco, disse a suo marito: “La verità è che io vorrei che tu capissi come mi sento io quando tu ti comporti così”.
Queste parole, che avevano ribaltato radicalmente la prospettiva, spensero l’incendio di colpo: si calmò lei perchè aveva finalmente manifestato il suo dolore, si acquietò lui perchè finalmente intravedeva la sofferenza di sua moglie. E mi calmai pure io che, non so come, avevo raggiunto il mio obiettivo di aiutarli ad ascoltarsi.
Vale per le coppie, vale tra genitori e figli, vale per tutte le relazioni significative: l’empatia è davvero la via di accesso privilegiata al cuore dell’altro. E se arriviamo al cuore dell’altro sarà difficile non comprendere il male che – quasi sempre involontariamente – gli arrechiamo con il nostro modo di comportarci. E ci verrà, fortissimo, il desiderio di cambiare. Di essere migliori. Anche di farci aiutare, se da soli non ce la facessimo a cambiare. Ma avremo superato l’ostacolo più importante, quello che molte volte blocca lo sviluppo di una relazione importante: non vedere e non sentire l’altro.
Scrivi un commento