C’è una tappa del ciclo di vita della coppia che ha un nome curioso: le lotte di potere. Si tratta di quel periodo che segue e si distingue dalla fase dell’idillio, quando l’innamoramento acceca la vista e illude che tutto andrà sempre bene perché l’amore vincerà ogni ostacolo. Presto però l’idillio finisce e ci si rende conto che non è così. Anche se la strada della coppia si fa, inevitabilmente, in salita, si continua comunque a coltivare l’illusione di poter cambiare il partner: “Cambierà grazie al mio amore!”
Inutile dire che presto o tardi anche questa convinzione cede il passo alla constatazione che il partner è quello che è e noi non abbiamo alcun potere di cambiarlo.
Accompagnare i partner verso questa consapevolezza è uno dei primi passi che cerco di compiere assieme alle coppie che mi vengono a trovare in studio.

Nel tempo però ho capito che non è proprio vero che noi non abbiamo alcun potere di cambiare il nostro partner. Qualche giorno fa, durante un incontro con una coppia nel quale era emerso il tema del perdono, una signora mi ha detto: “Sì, nella nostra vita assieme ci sono alcuni eventi che mi hanno provocato tanto dolore, e me ne provocano ancora se ci penso! Sono quegli eventi che lei conosce perché ci hanno portato qui da lei”.
Ricordo bene quegli eventi, quei primi incontri, la rabbia di lei e lo sguardo perso di lui che non capiva perché sua moglie lo avesse quasi trascinato a forza da me…
Ma l’altro giorno era tutto diverso. “Oggi non nutro più rancore verso mio marito. Comprendo che lui è fatto così, conosco meglio la sua storia, le sue fragilità, i suoi limiti, so che mi ama e me lo dimostra ogni giorno a modo suo. Tutto questo mi ha cambiata”.

Tutto questo mi ha cambiata. Queste parole mi hanno fatto ricordare quelle di un collega che, durante un recente corso di aggiornamento, ci diceva che noi siamo fatti “dell’altro” piuttosto che dall’altro. In una relazione l’altro ci modella senza che noi ce ne rendiamo conto. Non solo il suo modo di essere si incastra alla perfezione con il nostro (altrimenti neanche nascerebbe la coppia) ma ogni suo gesto orienta e condiziona le nostre azioni, i nostri pensieri, il nostro modo di essere.
La sua positività o negatività, il suo sguardo di compassione o di accusa verso di noi, le sue parole di ammirazione o di biasimo, anche quelle non dette, ci cambiano lentamente. Nel bene o nel male, l’altro ci modella dal di dentro, perché ci entra dentro nel momento in cui iniziamo una relazione.
Alle parole di quella signora il marito è rimasto in silenzio. Un silenzio diverso da quel giorno in cui per la prima volta aveva messo piede nel mio studio.
Non era più sorpreso e disorientato. Era grato di sentirsi finalmente accolto.

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