Ciao Saverio,
non è facile per me scrivere, esprimere le mie emozioni. Di solito lo faccio solo con la musica, mia unica fonte di sfogo in questo mondo che non sempre ti vuole bene. Delle volte devi solo controbattere a tutti i colpi che la vita ti dà. Delle volte devi solo “resistere”. Resistere all’ennesima delusione, all’ennesimo “Sei una ragazza perfetta, ma sono io che non vado”.
Durante gli incontri del corso Una storia unica ci siamo chiesti più volte se il “per sempre” esiste veramente. Me lo domando ora più che mai, chiedendomi se le nostre sono solo storie a tempo “determinato”, che hanno una scadenza, dove alle prime difficoltà scappano tutti, lasciandoti sola e vuota. Alcuni entrano nella tua vita, te la scombussolano, ti fanno innamorare, ti fanno toccare il cielo con un dito e poi se ne vanno.
Ma che senso ha tutto questo? Il “per sempre” è una gran bella frase. Una frase a cui, dopo l’ennesima sconfitta personale, fai veramente fatica a credere. Come fa a durare un amore per sempre?? Come si fa a sposarsi?? Ci vuole volontà, credo, e tanta pazienza, di sopportare i limiti dell’altro, le proprie paure, ma molti non sono in grado di farlo, e parla una ragazza che ha delle cicatrici che si porterà dietro per tutta la vita.
Ferite lasciate da persone che credeva essere dei punti fermi, e che poi, così come sono venute se ne sono andate via, lasciandoti dentro un dolore che nemmeno il tempo farà guarire mai completamente. Bisogna solo imparare a conviverci… Ma come si fa a fidarsi nuovamente? Come si supera tutto ciò?
Ho incontrato una persona che è diventata il mio tutto in uno dei periodi più difficili della mia vita, il mio supporto in questo mondo che al momento non mi vuole bene. Adesso è andata via, ed io sento solo un peso nell’anima, un peso enorme. Qui non si tratta solo di amore, si tratta della mancanza di una persona come punto di riferimento, una delle poche cose belle che la vita ti dà.
Mi chiedo come farò a sopportare tutto ciò. Io lo so che supererò tutto, lo so. Sono forte, ma al momento non credo più a niente. Mi porto il peso non solo di questa storia, anche se è durata poco, ma anche di quella precedente, che è durata anni. Strana la vita, come invece ti possa far affezionare tanto ad una persona che in fondo non conosci da molto, come è successo a me con questo ragazzo. La fine di una storia ho letto che è uguale ad un lutto, perchè perdi una persona importante, che non puoi più sentire, a cui non puoi più raccontare cosa accade nella tua vita. La persona che avresti voluto tanto nella tua vita. E’ un pò come se morissi dentro.
E allora un’altra domanda che mi pongo è: “Come si fa ad andare avanti dopo aver conosciuto determinate persone? Quando se ne vanno, non vai via anche un po’ tu?”
Alessandra
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Cara Alessandra, se nella mia vita entrasse una persona e la scombussolasse, mi facesse innamorare, mi facesse toccare il cielo con un dito e poi mi lasciasse così come è arrivata, secondo te io come reagirei? E se questo succedesse per ben due volte in poco tempo? Sì, stai pensando bene: mi troverei nella tua stessa situazione e proverei gli stessi sentimenti che probabilmente stanno bloccando il tuo cuore: delusione, tristezza, rabbia. E sentirei il bisogno di far calmare le acque del cuore, per provare a ritrovare un po’ di pace.
Ecco, questa è la prima cosa che mi sento di dirti. E la risorsa più immediata che hai per far ritrovare pace al tuo cuore è il tempo: se può esserti utile, rileggiti alcuni passaggi della risposta che ho dato alla lettera di Penny che ho pubblicato qualche giorno fa.
Ma la cosa più importante che vorrei dirti, Alessandra, è un’altra: tu vali, e vali tanto. Probabilmente lo sai anche tu ma questo è il momento in cui devi fare un lavoro immane per rimanerne convinta; proprio adesso è più importante che mai non perdere questa consapevolezza, per metterti alle spalle il fantasma di chi è entrato nella tua vita e poi ti ha abbandonato facendoti sentire usata. Quando noi ci sentiamo usati stiamo male e la prima realtà con cui ce la prendiamo è spesso la vita stessa, che non ci vuole bene, ci ferisce, ci tratta male e ci regala solo cose brutte, come hai scritto tu. In fondo ce la prendiamo con noi stessi: ci arrabbiamo con la vita ma in realtà ci convinciamo che i colpi che essa ci dà ce li meritiamo tutti.
Ecco, se per caso ti succedesse questo, sappi che non è così. Te lo dico con le certezze che mi ha dato la mia esperienza personale e quella di tante e tanti che conosco. È vero, la vita a volte ci tratta male e non è generosa con noi; e quando questo accade passiamo momenti che non auguro a nessuno. Poi, però, quasi sempre succede qualcosa di inaspettato: arriva un momento in cui ci rendiamo conto che i colpi che la vita ci ha inferto in realtà erano le martellate che l’artista dà al suo scalpello per creare la sua opera d’arte.
Un po’ – te lo dirò con un esempio fatto da Steve Jobs in un memorabile discorso fatti agli studenti di Stanford poco prima di morire e che puoi trovare su internet – come quella linea che unisce i punti disseminati lungo la nostra vita e che spesso per noi non hanno alcun senso fino a quando vengono uniti e ci permettono di scoprire che servivano a comporre un quadro. Il quadro che ci rivela il senso della nostra vita.
Ma, tu dirai, quando i colpi arrivano fanno molto male. E non comprendiamo il perché dobbiamo soffrire in questo modo. La settimana scorsa mi ha scritto una ragazza che avevo conosciuto anni fa in un momento della sua vita – aveva 14 anni – molto difficile per una situazione familiare che la stava facendo soffrire tantissimo. Da allora sono passati dieci anni e questa ragazza è cresciuta ed è cambiata; quando le ho ricordato della prima volta in cui l’avevo conosciuta mi ha risposto così: “Ho avuto delle belle batoste nella mia adolescenza e non è stato facile crescere con certi fardelli. Queste esperienze mi hanno cambiata, hanno demolito tutte le mie certezze e mi hanno lasciato delle ferite. Ma grazie ad esse ho acquisito una consapevolezza che non tutti i ragazzi forse acquisiscono a quell’età. Ho imparato che ci sono tante forme diverse di amore e che si sbaglia nella vita. Ho imparato a perdonare e a continuare ad amare non ciecamente ma per scelta.”
I colpi che la vita ci dà fanno male, sempre. Ma possono avere un senso, anche se sul momento non ci capiamo nulla. Il dolore che la vita ci infligge ha il potere di spegnerci e renderci insensibili e cinici; ma può anche fecondarci e far nascere in noi quella sensibilità che solo chi ama sa avere. Una sensibilità che ci rende capaci di accogliere le fragilità di chi ci sta accanto e di prendercene cura personalmente. Una sensibilità che ci fa toccare con mano la vera libertà, quella di chi attraverso le debolezze, nostre e degli altri, sa vedere un infinito ferito di cui prendersi cura. L’unico infinito che, nonostante tutto, può farci felici.
Non so se ho risposto alla tua domanda su quale sia il senso di quello che ti è successo. Posso solo dirti che il “per sempre” non è solo una bella frase, ne sono convinto con tutto me stesso. È una realtà che niente e nessuno potrà mai strapparci dal cuore senza farci un male ancora più grande. Possiamo decidere di non crederci più, ma pagheremmo un prezzo altissimo, troppo doloroso. Perché è vero che quando finisce una storia una parte di noi se ne va con quella persona che abbiamo amato. Ma proprio nella ferita di quella storia che finisce, paradossalmente, potremo ritrovare le energie per ricominciare. E potremo diventare migliori di prima.
In Giappone esiste una pratica che consiste nel riparare con dell’oro i vasi che si rompono, il Kintsugi. Invece di buttarne via i cocci, li si riattacca con delle cicatrici preziose che rendono il vaso più bello di prima. La stessa cosa possiamo fare noi con le nostre ferite, se le sappiamo curare. Possono permetterci di ricominciare a credere anche nel “per sempre“. Sicuramente con più prudenza, più accorti nel proteggere meglio il nostro cuore. Ma sempre con la certezza che, se abbiamo un cuore, è per amare. Se glielo impediamo il cuore si vendica e ci rende la vita un inferno. Ne vale la pena?
Un abbraccio.
Saverio
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