“Ho trovato il suo numero cercando su internet un professionista che si occupasse di problemi di coppia. Ma ho già detto a mio marito che la prossima ricerca sarà quella di un avvocato”.
Mi capita spesso di essere contattato da persone che mi chiedono un aiuto per dare un cambio di rotta alla propria vita di coppia, spenta dalla routine o, all’opposto, esasperata da una conflittualità irriducibile. Di solito si tratta di situazioni che si sono deteriorate progressivamente diventando insostenibili. E che, poco alla volta, dopo una inevitabile fatica iniziale riusciamo spesso a recuperare in un tempo relativamente breve.
Qualche volta però il tono e le parole di chi mi cerca lasciano poco spazio alla speranza di rivitalizzare certe relazioni quando esse sono troppo compromesse.
E’ vero che la speranza è l’ultima a morire, si dice. Ma quando ricevo telefonate come quella dell’altra mattina mi chiedo perché una coppia in crisi debba aspettare il momento in cui non ci sono più alternative se non quella di contattare un avvocato per avviare la separazione. Anche perché molto spesso a morire, prima della speranza, è proprio la coppia. Spesso quando si arriva a quel punto, infatti, la frattura è diventata così profonda e duratura da provocare un dolore costante per la coppia e, se ci sono, anche per i figli.
Perché certe volte non si riesce più a tornare indietro e provare a ricucire lo strappo? Perché non si fa più nulla per evitare che lo strappo si estenda in dimensione e intensità?
A volte si ha paura di rimettersi in gioco.
Altre volte si spera che le cose si risolvano da sole.
Oppure ci si limita ad ignorare i problemi e ci si convince che tutto sommato c’è chi sta peggio.
A volte, per non affrontare questioni che comunque fanno male, ci si stordisce buttandosi a capofitto su altre realtà che aiutano a dimenticare il dolore: i figli, il lavoro, gli hobbies, gli amici. Realtà che, come ho già scritto, diventano dei veri e propri tradimenti se si trasformano in una via per fuggire dalla relazione di coppia.
Altre volte ancora, si mantiene in vita una parvenza di relazione ma in parallelo se ne porta avanti un’altra clandestinamente.
Qualunque sia il motivo, due persone che si sono rassegnate a rimanere in crisi tra loro, perdono ogni giorno che passa la possibilità di gustare l’unica cosa che riempie di senso la loro esistenza: amare. Amare se stessi, amare gli altri, amare la vita.
Potrebbero – e vorrebbero – farlo ma forse la stanchezza, lo scoraggiamento e la fatica hanno preso il sopravvento fino a far dimenticare il sapore dall’amore.
Uno dei momenti più intensi che le coppie vivono nel mio studio è quando chiedo loro di raccontarmi l’inizio della loro relazione. Molto spesso vedo tornare nei loro occhi la luce, quando ricordano come si sono conosciuti, innamorati, scelti. Come si sono amati.
È chiaro che non basta ricordare questo momento per risolvere tutto. Ma permette loro di riscoprire un sapore dimenticato da tanto tempo e soprattutto sperimentare che, anche se solo per qualche istante, il gusto del loro amore si può ancora sentire.
E spesso è sufficiente per tornare a sperare.
E per provare a ripartire.
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