Prenderci cura delle persone che amiamo. Ne abbiamo già parlato qualche mese fa ma le ultime riflessioni mi spingono a tornare su questo aspetto così importante in una relazione, sicuramente centrale in un rapporto di coppia.
Il termine “cura” nella nostra lingua ha due significati. Il primo ci rimanda ad una mancanza, quella della salute fisica o psichica, che richiede un trattamento terapeutico di cura volto a ristabilire lo stato di benessere. La seconda accezione di questo termine è molto più bella, perchè non ci parla di una carenza o una privazione ma esattamente dell’opposto: ci parla di sovrabbondanza. In questo senso, aver cura vuol dire prestare attenzione, custodire, avere premura, valorizzare.
Ci siamo mai chiesti, allora, che cosa può voler dire prendersi cura del partner in una relazione di coppia? Proviamo ad usare il secondo significato che ho appena descritto e ci si aprirà una prospettiva che, forse, non abbiamo mai preso in considerazione fino in fondo.
Prestare attenzione, ossia considerare con rispetto il valore della persona che abbiamo accanto. Custodire, cioè difenderla da tutto ciò che può arrecarle danno. Non solo, custodire vuol dire anche essere consapevoli di quanto essa sia preziosa. Avere premura, ovvero dedicarle il meglio delle nostre energie per farla stare bene. Valorizzare, cioè esaltare quanto ha di buono.
Ma la prospettiva cambia se la cura diventa indice di una lacuna da colmare, di una mancanza da riempire, di una malattia da sconfiggere.
Questa differenza di prospettiva, nella lingua inglese, è espressa con due parole diverse: “cure”, se ci riferiamo al recupero della salute; “care”, se parliamo di prendersi a cuore qualcuno o qualcosa.
Una differenza che nella lingua inglese è affidata ad una vocale ma che nella nostra può emergere solo dai gesti. Da come trattiamo il nostro partner. Dal fatto che guardiamo i suoi limiti oppure il suo valore. Dal trattarlo come un peso che frena la nostra vita oppure un dono che la arricchisce. E di cui prenderci cura.
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